Bancarotta fraudolenta: condannato
PAVIA. L'accusa di bancarotta fraudolenta si riferiva al fallimento della pasticceria. Per questa imputazione, Giorgio Medagliani, 62 anni, ha patteggiato due anni, con il beneficio della sospensione condizionale, davanti al giudice unico in composizione collegiale. Medagliani era difeso dagli avvocati Giuseppe Roccioletti e Carlo De Martino, mentre la parte civile, ossia il fallimento della pasticceria nella persona del curatore Mauro Luigi Bonora, era rappresentata dall'avvocato Alessandra Stefàno.
Le contestazioni mosse dalla Procura si riferiscono ai bilanci chiusi negli anni 1996, 1997, 1998 e 1999. Fulcro della questione è la sentenza con la quale, il 22 settembre 2000, il Tribunale di Pavia dichiarò fallita la «Medagliani Giorgio Srl», con sede in Linarolo e della quale Medagliani era amministratore unico. Le accuse sono molto articolate e si dividono in tre capi. Secondo il primo, Giorgio Medagliani prelevò, prima della sentenza di fallimento, dalla cassa della società somme di denaro che non sono state quantificate, ma in ogni caso non sarebbero state inferiori a 175 milioni di lire. Molto più complessa la seconda imputazione, peraltro sempre relativa a violazioni della legge fallimentare. Secondo l'accusa Medagliani avrebbe concorso a cagionare il dissesto della società perchè, con l'intenzione di ingannare il socio o il pubblico e al fine di trarne un ingiusto profitto, esponeva nei bilanci al 31 dicembre 1996, '97, '98 e '99 fatti non corrispondenti al vero sulle condizioni economiche della società e nascondeva altri fatti sulle condizioni stesse. In particolare avrebbe: quantificato le rimanenze finali in 260 milioni di lire nel 1996 (420 milioni nel '97, 460 milioni nel '98 e 250 milioni nel '99) con una quantificazione che è stata ritenuta del tutto inattendibile alla luce della natura d'impresa svolta dalla società. Avrebbe inserito alla voce «immobilizzazioni immateriali» i costi del personale operando una capitalizzazione tra le attività di questi costi senza altra spiegazione logica se non stornare un costo dal conto economico e ridurre la perdita di esercizio (le somme sono di 209 milioni nel 1998, '98 e '99). Nell'attivo dello stato patrimoniale avrebbe indicato come crediti esigibili 25 milioni di lire nel 1996 (salite a 29 nei tre anni successivi) di cui 20 milioni e 500 mila lireper depositi cauzionali, posta, quest'ultima, che si è rivelata in seguito inesistente. Sempre nell'attivo dello stato patrimoniale avrebbe indicato la somma di 10 milioni e 100 mila lire (per tutti e quattro gli anni) per «partecipazioni» con una voce riferita alla società «Vittoria due Srl», peraltro inattiva dal 1994. Avrebbe indicato, sempre all'attivo, sotto la voce «denaro e valori in cassa» l'importo di 17 milioni nel 1996 (9 milioni nel 1997, 10 nel '98 e 33 nel '99) indicando però una somma del tutto inattendibile. Con relazione al bilancio chiuso al 31 dicembre 1999, Medagliani è accusato di avere, in una nota integrativa, dichiarato in modo difforme dal vero di non avere percepito compensi quale amministratore unico, esponendo cosi fatti non rispondenti al vero riguardo alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società. L'ultimo capo di accusa si riferisce al fatto di avere tenuto i libri e le scritture contabili previste dalla legge in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio sociale e delle movimentazioni degli affari. A fronte di questo lungo elenco di imputazioni, Giorgio Medagliani ha chiesto e ottenuto di ricorrere al patteggiamento.