«Vi racconto mio figlio big Ambrogio»
ALBUZZANO. Una mamma chioccia, tradizionale, decisa, simpatica, amante delle tradizioni, del vivere semplicemente. Con un forte senso della famiglia. E' Teresa Maestri, mamma di Ambrogio - il baritono conteso dai teatri lirici di tutto il mondo - che quest'anno abbiamo eletto a simbolo di 'mamma pavese". L'abbiamo intervistata in occasione della festa 2004. E lei volentieri ha chiacchierato del famoso figlio, della sua famiglia, del passato e del futuro. Sentite cosa ci ha detto.
Che rapporto ha con suo figlio Ambrogio?
«Bellissimo e schietto. Da sempre. Nella nostra famiglia i figli hanno sempre partecipato alla vita comune. C'era poco tempo per stare insieme, ma quando eravamo a tavola si parlava di tutto, senza nascondere niente».
Come andava a scuola?
«Aveva poca voglia di studiare. Ma le sue maestre erano clienti del nostro negozio e io stando a casa sapevo come andava a scuola. In seconda media l'hanno chiamato a cantare in 'Pollicino" al Fraschini; il teatro ha invitato tutta la sua classe coi professori: è grazie a quel 'Pollicino" che l'hanno promosso; quell'anno a scuola era un po' scarso. Insomma alle medie è sempre passato sul filo del rasoio. Poi si è iscritto in prima ragioneria ma non studiava proprio».
E lei come reagiva?
«Lo massacravo un po', ma era inutile; non aveva voglia. E siccome in casa nostra nessuno ha mai avuto tempo da perdere, gli ho detto 'lascia spazio a chi ha voglia di studiare". La musica, invece, c'è sempre stata, dagli otto anni suonava il piano, al Vittadini».
Qualche marachella che l'ha fatta imbestialire?
«Ne ha fatte da vendere. Era appassionato di animali e cani; una volta quando abitavamo a Lardirago ha dipinto di verde un cane. Le lascio immaginare le mie reazioni».
Momenti affettuosi?
«Tanti. Era un bravo bambino. Ho sempre avuto esercizi commerciali e quindi poco tempo a disposizione; lui giocava, mi aspettava, era giudizioso».
Lei ha creduto fin da subito nella possibilità di una carriera musicale?
«All'inizio, da mamma, non ci credevo. A 15 anni ha lasciato il pianoforte (era stanco di solfeggio) ma l'insegnante è venuta a parlarci e ci ha detto che aveva qualcosa in più rispetto agli altri, di farlo riprendere. Invece per un po' è andato a giocare a basket nell'Annabella: ha giocato 3 o 4 anni: doveva vederlo, non sembrava nemmeno più lui, tanto era dimagrito. Ma pochi anni dopo ha ricominciato a suonare il piano. Nel frattempo abbiamo preso la trattoria (il Rebelot), abbiamo trovato un posto per il suo piano e lui cantava. 'Stella d'argento" è stato il suo cavallo di battaglia. Una domenica un professore di canto ci dice: 'ma questo ragazzo è da far sentire". Siamo andati a Milano e quindi dal maestro Grilli. E li è ha iniziato a studiare».
Un modo per studiare l'ha trovato, quindi!
«Si e non smette mai, perché gli piace. Poi ha iniziato a vincere concorsi ed è arrivato alla Scala. Da li è partito il tutto. E' un treno che passa e va forte e se sali sei fortunato; ma ci vuole anche lo studio. A volte in casa la notte si mette a studiare e canta... E' ancora un bambinone a 34 anni».
Da chi ha preso?
«Da tutti e due, anche mio marito ha un bel carattere».
L'emozione più grande che ha avuto?
«Le prime volte quando l'accompagnavo all'aereoporto. Cominciavo a piangere in casa e poi quando vedevo l'aereo partire mi sentivo morire. Io lo seguo poco, ma mio marito l'ha sempre seguito da subito; a lui piace il canto. Le poche volte che l'ho visto mi ha fatto una strana impressione, non mi sembrava mio figlio; lo guardavo e mi venivano in mente le scene familiari; lui che a casa urlava e cantava nelle orecchie del gatto. L'anno scorso sono andata a Verona, al 'Nabucco": ero seduta, si apre la scena e Ambrogio esce su un trono altissimo, tutto serio. Avevo il cuore in gola e mi dicevo: e adesso come farà a scendere?»
Quando era piccolo, cosa sognava per lui?
«Che facesse il nostro lavoro, in macelleria, invece proprio non ne ha voluto sapere. Noi siamo nati tutti macellai, anch'io che sono una donna ho continuato la tradizione di famiglia. Ma visto che ai miei figli non interessava abbiamo deciso di prendere per loro una trattoria. E io contemporaneamente tenevo la macelleria. E' stata dura. Ho avuto la forza di un leone: mi piaceva lavorare e faticare. Tutta Pavia è venuta a trovarci alla nostra trattoria. Ambrogio cantava e poi ballavano».
Come si immagina Ambrogio tra tanti anni, cosa sogna per lui?
«Mah, adesso va al Metropolitan, più di cosi... cosa vuole che sogni, qui c'è un gran traffico di valigie. C'è poco da sognare, c'è da sgobbare a trasportar bagagli. Ci aspetta un autunno di fuoco: Milano, Torino, Verona, Vienna, Inghilterra, Piacenza, Metropolitan, Lisbona...fino al prossimo marzo a casa lo vedrò pochissimo».
Però le dà soddisfazioni grandi
«Si. L'altra sera è tornato dalla prima del 'Falstaff" (alla Scala, con il maestro Riccardo Muti) ed era cosi contento... Un genitore quando vede contento il figlio si sente a posto».
Lei che mamma è?
«Credo una brava mamma, anche se severa. Ma se lasci andare troppo la corda non va bene e se la tiri si rompe: cerco di trovare un equilibrio. Credo che i miei figli siano cresciuti bene, ho dedicato a loro il poco tempo che avevo. La domenica si preparava un pranzo speciale dopo la Messa, o andavamo dalla nonna a mangiare riso e prezzemolo, insomma eravamo una famiglia tradizionale. Oggi vedo famiglie tutte separate, i figli da una parte e i genitori dall'altra. Ambrogio vive in casa come quando aveva 10 o 15 anni. Molto ha fatto anche mio marito, un uomo ideale».
Quindi il segreto di una brava mamma è anche avere un bravo marito?
«Si, proprio un bravo marito. Il mio Ambrogio è fortunato ad averlo come papà». (g.b.)