Donna insidia il parroco: nessuna misura cautelare

ROMA.No alle misure cautelari per le donne che si invaghiscono dei preti e li insidiano fino a costringerli a trasferirsi di convento. La loro condotta, infatti, non è cosi grave da giustificare l'applicazione dei rimedi preventivi. Lo sottolinea la Cassazione che - con la sentenza 21812 depositata ieri - ha confermato che Nicoletta, una donna di 34 anni che ha reso impossibile la vita di don Luca, parroco del suo paese, può tranquillamente continuare a risiedere e a girare per Pontassieve (Firenze) da dove invece il sacerdote è stato costretto a scappare. La Suprema Corte ha respinto cosi la protesta della Procura di Firenze che chiedeva l'annullamento dell'ordinanza con la quale il Tribunale della libertà di Firenze - lo scorso 26 novembre - «non aveva accolto la richiesta di disporre nei confronti di Nicoletta la misura del divieto o quella dell'obbligo di dimora». Nei confronti della donna il pubblico ministero aveva aperto un procedimento per «violenza privata aggravata» - perchè compiuta contro un «ministro del culto cattolico» - in quanto scriveva a don Luca «continue lettere oscene e minatorie», gli telefonava di notte «disturbando il riposo dei sacerdoti e le funzioni religiose». Inoltre, Nicoletta si attaccava al campanello della parrocchia dicendo che lei e don Luca «erano amanti» e urlandogli «vai a denunciarmi che poi ci penso io a te». Insomma, aveva messo il sacerdote «in una situazione di costante disagio ed allarme», tanto da costringerlo a trasferirsi nel convento di San Tommaso di Certaldo. Per questa ragione il pm aveva chiesto ai giudici fiorentini di ricorrere alle maniere forti contro Nicoletta. Ma sia il gip sia il Tribunale avevano detto «no» perchè, a loro avviso, la donna non aveva compiuto violenza privata dato che «non voleva il trasferimento del parroco, ma era stato lui a deciderlo». Ieri la Cassazione ha confermato la sentenza, contro il parere del pm.