Volate e scalate, da Genova a Milano

Massi, da Genova siamo già partiti nel 1992. Aveva vinto il Giro precedente Chioccioli, che lamentava di essere stato chiacchierato per via del doping (che pure c'era, ma non era ancora diventato un uragano). Genova, capitale europea della cultura, accoglie la carovana non ancora «on the road» il 5, 6 e 7 maggio: arrivano alla spicciolata i corridori, si roda la macchina che sovrintende il Giro.
Si fa il contrappello, ti guardi attorno e vedi che, non fosse per le miss e i ragazzi della carovana pubblicitaria, la panoramica sarebbe da Club della Prostata. Il problema dello staff che sovrintende al ciclismo moderno è anche questo: pochi ricambi, tanti vecchioni. L'8 maggio, comunque, si corre, anche se solo per 7 chilometri: crono individuale cittadina, in attesa della prima vera tappa. Il giorno dopo si va infatti ad Alba passando per il Cadibona: li aspettiamo sulla fettuccia d'arrivo, perchè, se è volata, va vista. Lunedi 10 si va da Novi Ligure a Pontremoli, passando per il Bocco e il Brattello: tuffo in pianura e anche qui par di capire che finirà allo sprint, magari a ranghi ridotti. Il giorno dopo c'è un arrivo in salita, a Corno alle Scale: niente di tragico (anche perchè i futuri padroni del Giro sarebbero imbriaghi a scoprire adesso le carte), ma roba da Rebellin, per intenderci. Mercoledi 12 la quarta tappa: Porretta-Civitella Val di Chiana. In realtà si arriva vicino agli stabilimenti Del Tongo, in omaggio ad un marchio appassionato. Volata? Può essere, o fughetta dei comprimari. Da Civitella, il giorno dopo, si scende a Spoleto. Volata? Probabile. E il giorno dopo, da qui si va a Valmontone: il valico della Somma farà un po' di selezione, ma la sorpresa potrebbe venire dal su-e-giù del finale. Non andrà cosi il giorno dopo: da Frosinone si va verso l'Irpinia, arrivo a Montevergine di Mercogliano, una delle salite quasi classiche del Sud, che quest'anno si vuol battezzare Cima Pantani in modo da tentare di scacciare i rimorsi. Bella, panoramicamente, la tappa successiva, da Giffoni a Policoro: tuffarsi sulla costiera dei greci è sempre uno spettacolo, la tappa è nervosetta e lunga (la più lunga: 234 km), letale solo se fa tanto caldo. Cortissima la frazione del giorno dopo, che ci ributta nel Salento che vide la genesi del Giro dello scorso anno: a Carovigno prima si transita e poi si torna per l'arrivo. Volata, dai. Più che necessario il giorno di riposo, martedi 18: c'è da risalire un bel pezzo di Stivale per mettere le tende ad Ascoli Piceno, da dove si riparte. Da queste parti si resta due giorni: c'è la Porto Sant'Elpidio-Ascoli e da Porto-Sant'Elpidio a Cesena. La prima con un paio di trabocchetti, la seconda con trappola finale e, soprattutto, lunga. La corsa risale, il 21 maggio, da Cesena a Treviso: volata anche stavolta. Poi si sposta subito a Trieste dove, il giorno dopo, c'è una crono su e giù per il Carso: 52 chilometri, con arrivo a due passi dall'acquario. Il 23 si va... all'estero, da Trieste a Pola, in Istria: abbastanza breve e spettacolare. Il giorno dopo si riparte da Parenzo e si va a San Vendemiano: passato il confine è un biliardo, volata quindi. Anche perchè, il giorno dopo, non si bara più: da San Vendemiano a Falzes non c'è pace, con Staulanza, Valparola, Furcia e Terento da cavalcare. Tutti stracchi? Giornata di riposo, dunque, il 26. Si riparte da Brunico verso Fondo Sarnonico, dalle parti di Bertagnolli (abita proprio qui, il luogotenente di Simoni), passando per la Mendola. Il giorno dopo si parte da Cles (casa Fondriest) e si va a Bormio 2000 passando (non bastasse l'arrivo in quota) per il Tonale e, soprattutto, per il Gavia, Cima Coppi di questo 87º Giro. Il giorno dopo, con le gambe di piombo, tocca al Mortirolo (in avvio!), al Vivione e al Passo della Presolana. Arrivo in discesa, per chi ci arriva. A quel punto il Giro sarebbe finito: da Clusone si va a Milano, domenica 30, per la passerella.
(Antonio Frigo)