Vento nuovo e falsi alibi


Sarà «il Giro senza Pantani». Inutile nasconderselo, anche se da qualche anno Marco non era più quello giusto: sarà inevitabile, svoltando un tornante o puntando una rampa, fare i confronti del caso, ben consci del fatto che Pantani non fu diverso da tanti (tutti?) altri, e quindi fu, nel suo momento di fulgore, il migliore tra tutti. Giusto tributargli il ricordo commosso, giustissimo sottolineare il campione che è stato. Ma che non diventi un alibi per dimenticare anche le contraddizioni, portate allo stremo, che in Marco Pantani si sono incarnate e che rappresentano, anch'esse, il mondo del ciclismo. I corridori - molti di loro, almeno - sembrano aver colto, dalla lezione del Pirata, assai più di ciò che danno a vedere. Hanno iniziato a temere il doping più che l'antidoping: segnali chiari vengono dalle medie orarie, da alcune resurrezioni, dal fatto che sono tornati ad allenarsi durissimo. E chi non è abituato, «salta».
Sarà sicuramente, questo, il Giro della rivincita tra due buoni amici-avversari: Simoni e Garzelli. Metteteci poi il terzo incomodo Popovych, che però deve dimostrare di non aver esaurito le sue frecce con il terzo posto del 2003. E sarà un Giro di grandi volate, con la sfida Cipollini-Petacchi a rinnovare il brivido provato - ma solo a metà - lo scorso anno. Si, l'anagrafe dà ragione allo spezzino, ma il vecchio Re Leone non ha nessuna intenzione di mollare. Il terzo incomodo, Mc Ewen, potrebbe avvantaggiarsi della lotta a due. Ci sono poi da scoprire i giovani: su tutti Damiano Cunego, che dopo il Trentino, l'Appennino e il Romandia, non può più definirsi soltanto una «promessa». Ma non c'è solo lui, teniamo aperto il taccuino. Il Giro si deciderà più che mai sulle montagne. Anche se sparpagliate, nel finale, in modo da non fare malissimo se non per somma di fatiche.

Antonio Frigo