Martellini, ciao campione


ROMA. Nando Martellini, popolare radiotelecronista della Rai, è morto ieri mattina, a Roma, all'ospedale Gemelli, dove da qualche tempo era ricoverato. Nato a Roma avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 7 agosto. Il Campidoglio, d'accordo con la famiglia, ha deciso di allestire la camera ardente nella sala della Protomoteca, oggi dalle 15 alle 20, e venerdi dalle 7,30 alle 9,30. I funerali si svolgeranno a Roma, a Santa Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica, alle ore 11.
«Campioni del mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!» L'esclamazione liberatoria con la quale Nando Martellini sanci la vittoria degli azzurri di Bearzot sulla Germania (allora Ovest) in quella splendida serata, del luglio '82, allo stadio Bernabeu di Madrid. Con il presidente Pertini esultante al fianco di re Juan Carlos, Bruno Conti in lacrime in campo, e gli altri azzurrri, dall'urlo di Tardelli alle mani di Zoff a sostenere l'ambito trofeo, entrati nel cuore e nella memoria di tre generazioni di italiani, che a milioni si riversarono nelle strade di tutta Italia per festeggiare. Una esclamazione a piena voce, ma senza urla. Questo era lo stile di un maestro di giornalismo radio-televisivo e di un uomo incredibilmente buono e sereno, che proprio quella magica sera, realizzato anche il suo grande sogno di telecronista degli azzurri, non pensò a festeggiare ma a prendere il primo aereo utile per tornare a Roma. Doveva festeggiare, con la moglie Gianna, l'anniversario di matrimonio. Un giornalista che entrato in Rai (allora Eiar) nel 1944, dopo la laurea in Scienze politiche, fu destinato prima alla redazione esteri (conosceva cinque lingue) e poi a quella sportiva.In quella mitica redazione sportiva guidata da Vittorio Veltroni. Ha seguito 11 Mondiali, 3 Olimpiadi, 18 Giri d'Italia, 12 Tour. Nel 1970, ai mondiali in Messico, divenne telecronista degli azzurri dopo che il mitico Nicolò Carosio fu richiamato a Roma per avere definito «negraccio» un guardalinee etiope che in Italia-Israele (0-0) aveva negato un gol agli azzurri. E raccontò Italia-Germania 4 a 3 e poi la finale Brasile-Italia 4 a 1. Gli appassionati di calcio, che già conoscevano Martellini come radiocronista e poi come telecronista (ricordate, la domenica alle 19 in tv, la cronaca di un tempo di una gara di A?) impararono ad apprezzarne la proprietà del linguaggio, la chiarezza, la sobrietà, la serenità di giudizio. Chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui, di frequentarlo, ha avuto modo di apprezzarne la cultura ma anche la disponibilità al sorriso (abile dicitore di barzellette, mai sconce), l'umiltà, la modestia. La sua profonda onestà intellettuale, la sua estrema correttezza, la sua preparazione, gli hanno sempre consentito di svolgere al meglio il proprio lavoro. E' stato sempre cosi. Da quando radiocronista non aveva alcuna difficoltà ad indossare la tuta azzurra di prammatica, al Giro d'Italia, perché quella era la divisa della squadra Rai, giornalisti, tecnici, autisti. A quando, parlando con i protagonisti azzurri del calcio, si poneva sempre con molta curiosità e attenzione di fronte ai vari Riva, Tardelli, Rossi, Conti, Antognoni, Zoff. Cercava di coglierne i lati non tecnici ma umani per poterne meglio raccontare le gesta e le emozioni in campo. Lasciata la Rai nell '86 e lasciato il testimone azzurro a Bruno Pizzul, fece parte della squadra dei telecronisti per i mondiali di Italia '90. Poi, per passione di una professione che aveva onorato al meglio, ha accettato varie collaborazioni per continuare a parlare di sport. La morte di Nando Martellini ha commosso politici, dal presidente della Camera, Casini, al ministro Urbani, al sottosegretario Pescante, al sindaco di Roma Veltroni, rappresentanti di quel mondo del calcio che tanto ha amato, da Carraro a Galliani a Matarrese, gli azzurri, i suoi azzurri dell '82, da Riva a Tardelli a Paolo Rossi, per i quali cantandone le gesta, con il suo irripetibile stile, ha contribuito a mandarli nella leggenda dello sport. Ma in quella leggenda c'è anche lui. E ci resterà per sempre.

Luigi Coppola