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BRACCONIERE UCCISO IN VALTELLINA.Sono ancora molti i punti da chiarire sulla morte di Luigi Pelamatti, il bracconiere di Darfo Boario Terme (Brescia) ucciso la notte del primo maggio in Valtellina durante una battuta notturna di caccia. Battuta fuorilegge visto che la stagione venatoria da quelle parti è chiusa sin dal 31 dicembre scorso. Il sostituto Stefano Latorre della Procura di Sondrio indaga a piede libero, con l'ipotesi di omicidio colposo, l'amico della vittima, Giulio Rodenghi, 33enne, artigiano di Breno (Bs) e fidanzato della sorella di Pelamatti. Gli inquirenti starebbero cercando anche una terza persona forse presente al momento di quello che sembra essere un incidente come tanti altri. Mentre Rodenghi stava tirando fuori la sua carabina dal baule dell'auto sarebbe partito il colpo che ha raggiunto in pieno Pelamatti, deceduto due ore dopo all'ospedale di Sondalo.

LA PRIMA NINFEA DI MONET A BRESCIA.La prima ninfea dipinta da Monet nel 1897, il primo giardino di Giverny (1894) e il primo ponte giapponese (1895), le opere che rappresentano il momento d'avvio delle serie più famose del padre dell'impressionismo, saranno in mostra a «Monet, la Senna, le Ninfee. Il grande fiume e il nuovo secolo», a Brescia dal 23 ottobre, al Museo di Santa Giulia. L'esposizione, che a sei mesi dall'inizio ha già registrato 20.000 prenotazioni, costituirà l'esordio di Marco Goldin, patron di Linea d'Ombra nella città lombarda dove è stato messo a punto il programma quadriennale 'Lo splendore nell'artè, che prevede, tra l'altro, esposizioni di altissima qualità, dedicate a Van Gogh e Gauguin, a Mondrian, alla pittura americana, ai Fauve e all'espressionismo.

ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE SU UN BIMBO.E' accusato di aver violentato un bambino di dieci anni, compagno di giochi del figlio, mentre con la compagna e il suo bambino di quattro anni erano in vacanza sul litorale di Torre Canne, tra Bari e Brindisi. Il presunto violentatore è un fotografo milanese di 34 anni, Fabrizio Ruffo Rufo, agli arresti domiciliari. Gli abusi, secondo i carabinieri, sarebbero iniziati quando l'indagato aveva preso in affitto, tra il 19 e il 29 aprile del 2003, assieme alla sua compagna e altri loro amici, una casa a Torre Canne. Ruffo avrebbe conosciuto il bambino che in quei giorni era diventato compagno di giochi di suo figlio. «E' tuto falso, tutto terribilmente inventato», replica Ruffo Rufo.

UCCISE IL FIGLIO MALATO. I PERITI: «RACCOLSE LA SUA VOLONTA'».Entrerà nel vivo il 7 giugno, con la discussione di accusa e difesa, il processo con rito abbreviato nei confronti di Antonio Capponi, l'uomo che con un gesto di disperazione il 3 dicembre 2002 sparò due colpi di pistola per mettere fine alle sofferenze del figlio Alessandro, 33 anni, malato da tempo. Ieri mattina davanti al Gup, Antonella Brambilla, si è tenuto il confronto tra i periti nominati dallo stesso giudice e il consulente della difesa. I primi hanno stabilito che Capponi al momento del fatto era parzialmente incapace di intendere e di volere, mentre per il secondo era totalmente incapace. Secondo il difensore, avvocato Federico Finicato, «ci sono tracce nelle relazioni dei medici psicologi che portano a ritenere e a confermare che il padre abbia raccolto la richiesta del figlio».


ALPINISMO: IL K2 «DUPLICE CONQUISTA» GRAZIE A BONATTI.La conquista italiana del K2 fu una «duplice conquista»: accanto alla salita alla vetta di Compagnoni e Lacedelli, va rivalutata infatti l'opera di ricognizione delle riserve d'ossigeno, di Walter Bonatti. E' questa la conclusione cui sono arrivati tre storici ed esperti, Fosco Maraini, Alberto Monticone e Luigi Zanzi, chiamati dal Club Alpino Italiano ad elaborare un giudizio storico-critico sulla conquista della vetta di cui si celebra quest'anno il 50/o anniversario. «La vetta del K2 non sarebbe stata raggiunta quel 31 luglio 1954 senza la straordinaria, cruciale e decisiva prestazione di Bonatti»: si legge nelle conclusioni alla relazione di 37 cartelle, presentata ieri a Milano e presto on line sul sito del Cai. L'alpinista bergamasco, aiutato da Gallotti e Mahdi, con 19 chilogrammi sulle spalle, copri un dislivello di 227 metri in discesa e 700 in salita, per portare entro sera le bombole d'ossigeno a Compagnoni e Lacedelli, che il giorno dopo avrebbero conquistato la vetta.