I lavoratori minacciano: siamo pronti ai blocchi sulle strade e a Fiumicino


ROMA. Grande e inedita mobilitazione questa mattina a Fiumicino. Le organizzazioni sindacali e professionali hanno fatto sapere ieri che potranno verificarsi blocchi di strade, autostrade e persino piste di atterraggio. Se i lavoratori dell'Alitalia dovessero passare dalle parole ai fatti, sarebbe la prima volta (almeno nella storia recente) che uno sciopero si trasforma in un blocco diretto delle piste. A causa della protesta gli aerei in partenza potrebbero rimanere dunque fermi.
Non tanto a causa dello sciopero del personale di terra o dei piloti, o di entrambe le categorie, ma proprio per i blocchi di gruppi di lavoratori.
La tensione a Fiumicino e in generale in tutti i settori della compagnia di bandiera è molto alta. L'inasprimento delle forme di lotta dei dipendenti Alitalia si lega infatti direttamente all'assenza di una vera politica del governo, che ha annunciato un decreto di salvataggio ma rischia di incorrere nelle sanzioni della Commissione europea, contraria agli aiuti di Stato alle aziende in crisi. I lavoratori dell'Alitalia hanno spiegato ieri la loro rabbia e la loro decisione di arrivare a forme anche estreme di lotta facendo riferimento alla complessa e grave situazione del trasporto aereo e del gruppo Alitalia in particolare. Secondo i rappresentanti dei sindacati di categoria sono venuti meno anche gli impegni che erano stati presi nei mesi scorsi. I lavoratori e i loro sindacati se la prendono anche direttamente con il governo Berlusconi e in particolare con il ministro dell'economia Giulio Tremonti, che avrebbe sostanzialmente sposato la linea del non intervento e quindi della progressiva liquidazione di Alitalia. I sindacati hanno deciso unitariamente la mobilitazione. Tutti sono coinvolti e per di più tutti i rappresentati sindacali che si sono espressi hanno dichiarato che la rabbia dei lavoratori e l'angoscia per il futuro sono ormai troppo pesanti. Le tensioni - dicono i sindacalisti - stanno crescendo di ora in ora e rischiano anche di sfociare in iniziative incontrollabili e comunque difficilmente gestibili nell'ambito delle azioni tradizionali. Ieri i sindacati hanno perciò lanciato un appello unitario affinché si prendano le necessarie decisioni per affrontare una situazione ormai al limite dell'esasperazione. In ogni caso la prima condizione per poter tornare a ragionare è quella di cambiare il piano industriale 2004-2006 che è stato presentato da Alitalia e che prevede centinaia di esuberi.
Ieri si è riunito il Consiglio di amministrazione che si è concluso intorno alle 18,30. I manager del gruppo non hanno però preso una posizione definitiva e infatti il Consiglio è stato riconvocato per lunedi prossimo. E' molto probabile che i dirigenti Alitalia vogliano vedere che cosa produrrà la mobilitazione dei lavoratori e vogliono soprattutto aspettare l'esito finale della discussione interna al governo. Il ministro del Welfare Maroni e anche altri rappresentanti della coalizione berlusconiana hanno infatti annunciato che la decisione su Alitalia sarà presa nel Consiglio dei ministri di domani con un decreto. Intanto però si è registrato ieri un episodio giudicato molto grave dall'opposizione: il ministro Tremonti ha disertato l'audizione in commissione lavoro al Senato proprio su Alitalia.

Paolo Andruccioli