Fassino: si alle adesioni individuali
ROMA.Dopo il primo compatto «no ai ricatti», il mondo politico torna a dividersi sulla partecipazione alla manifestazione organizzata per domani a Roma dalle famiglie dei tre italiani ostaggi in Iraq. «Dobbiamo favorire le adesioni individuali, ma i partiti non devono partecipare in quanto tali» questo il messaggio del segretario dei Ds Piero Fassino durante un incontro con i portavoce della Tavola della Pace. E per quanto riguarda il Primo Maggio, Massimo D'Alema assicura: «Ci comportiamo come sempre: le scelte di un grande partito politico non possono essere condizionate dal ricatto dei rapitori e dei terroristi né in un senso né nell'altro».
E segnali di apertura alla manifestazione di domani arrivano anche dalla Lista Prodi: «Non ci può essere - dice il coordinatore Francesco Rutelli - pendendo il ricatto, alcuna iniziativa politica né istituzionale. Guardiamo però con rispetto e interesse alle iniziative umanitarie delle famiglie dei rapiti e delle autorità locali». I Verdi intanto hanno fatto sapere che ci saranno con il loro presidente Alfonso Pecoraro Scanio secondo il quale «i leader politici dovrebbero essere presenti senza bandiere e senza arroganza a questa iniziativa umanitaria». E anche il Pdci annuncia: «Parteciperemo a tutte le iniziative per far uscire l'Italia dalla guerra».
Ma sul primo maggio incombe la nuvola della mancata diretta tv, per la prima volta dopo tanti anni. Sarà, tecnicamente, una «diretta differita», cioè una ripresa integrale di quello che accade sul palco di piazza San Giovanni la cui messa in onda verrà però leggermente posticipata: è la decisione della direzione generale Rai per la ripresa su Raitre del concerto del Primo Maggio a Roma. Una decisione senza precedenti, presa dal cda per evitare che la ripresa del Concertone su Raitre si trasformi «in una manifestazione politica», incappi nei divieti della par condicio e, sottolinea la direzione generale della Rai, crei problemi alla sicurezza degli ostaggi italiani in Iraq.
In sostanza la Rai vuole controllare preventivamente cosa verrà detto dal palco. Cattaneo ha già avvertito della decisione sia Angeletti che Pezzotta, che si sono detti d'accordo, mentre di Epifani - impegnato con l'amministratore delegato della Fiat - è stato avvertito lo staff.
Intanto, sulla proposta di fare della manifestazione del Primo Maggio un corteo per la pace e contro la politica del governo in Iraq, i sindacati ribadiscono il loro «no». Nessuno potrà cambiare le parole d'ordine del primo maggio: cosi Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil. «Non si risponde a questo tipo di messaggio - dice - Confermiamo autonomamente le decisioni di iniziativa già assunte. Il primo maggio sarà la festa del lavoro, come tutti gli anni, con le nostre parole d'ordine: lavoro, pace, diritti nell'Europa che si allarga». È e resta la festa dei lavoratori, e non può e non deve essere strumentalizzata: ribadisce anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta. «Noi - ricorda Pezzotta - non abbiamo mai accettato nella nostra storia i diktat dei terroristi: pertanto è come se non esistessero». E anche il segretario della Uil Luigi Angeletti ribadisce: «Il primo maggio è la festa del lavoro, la festa dei lavoratori, questo è il tema della nostra manifestazione». Ma per Fassino «la grande manifestazione del primo maggio di Roma, con il concerto tradizionale promosso dai sindacati e convocato da molti mesi, per cui nessuno può equivocare, può essere l'occasione per lanciare un grande appello per la liberazione senza condizioni degli ostaggi».
M.V.