«Anche gli scarichi fognari fonte di guai dalla Fibronit»
BRONI. I problemi provocati dall'inquinamento da fumi che uscivano dalla Fibronit non erano però gli unici provocati dall'azienda. A suo carico, infatti, nel dicembre 1979 é rilevato un inquinamento delle acque, che venne segnalato allora al sindaco dal consigliere comunale Domenico Novarini: «Il fosso che corre in fregio alla strada per la località Foppazza costituisce un grave inconveniente igienico per la zona, essendo portatore di elementi inquinanti».
Inoltre Novarini chiese all'Ufficio Provinciale di Igiene prelievi «per conoscere il grado di inquinamento delle acque». La risposta dell'allora sindaco Verdi tende a rassicurare garantendo che «non appena pervenuti gli esiti dei prelievi, provvederà tempestivamente a rimuovere ogni inconveniente igienico procedendo a carico della Società Cementifera Italiana Spa, responsabile dell'inquinamento delle acque». Ma solo 3 mesi dopo, nel marzo 1980, in consiglio il sindaco Verdi racconta di una dura lettera del Comune alla Cementifera e di un prelievo delle acque a cura dell'assessorato provinciale all'ecologia, oltre a riunioni in Comune con la dirigenza della fabbrica per un impianto di depurazione delle loro acque. «Noi vogliamo arrivare a far defluire acque dalla Cementifera che non siano più inquinanti», disse in quell'occasione. Il consigliere Novarini disse ancora: «Le acque sono altamente inquinanti; queste acque sono andate nei campi vicini danneggiando le colture. Mi sembra strano che i dirigenti della cementifera non si siano accorti per tempo dell'inconveniente». Il sindaco Verdi però minimizza e riferendosi a pareri espressi dal consigliere Giuseppe Fogliani afferma che «un simile allagamento durato poche ore in un periodo in cui le colture non sono in pieno sviluppo non le danneggia», non accettando che si dubiti dei dati dell'Ufficio Provinciale d'Igiene. Il consigliere Fogliani dichiarò:«Le acque inquinanti della società Cementifera non solo provocano depositi sui terreni ma arrivando sul foraggio possono allargare le conseguenze al bestiame». Il sindaco chiuse con l'impegno a trovare una soluzione. Tre anni dopo il problema tornò d'attualità. L'allora assessore Benvenuta Rossi riferi che «l'11 agosto si é verificata una nuova esondazione», aggiungendo che «più grave é che l'allagamento di parte dei terreni dei signori Bosini e Chiesa é stato accompagnato dallo spargimento su di essi di liquido oleoso proveniente sicuramente da uno scarico fognario degli stabilimenti Fibronit». Novarini disse però di avere visto personalmente «visibilissime tracce d'olio della cui provenienza non esistono dubbi». E ancora il sindaco dice che «attraverso analisi fatte dai laboratori di Igiene Provinciale e della Provincia può dimostrare di essere rientrata tranquillamente in tabella C con l'impegno, come vuole la Legge Merli, di entrare in tabella A entro il 1985» e che lo stabilimento «nel settore del riciclaggio delle acque addette alla produzione produce in terzo delle acque che produceva 2 anni prima». Verdi dice che «il problema potrebbe essere risolto facendo defluire queste acque nella fognatura San Saluto». Dichiarazione che però oggi suona come un tentativo di nascondere i fatti, di rendere non più verificabili quei danni». (m.p.a.).