Storia di Jacopo, bimbo gettato via e di genitori che non parlano ai figli

VOGHERA.Jacopo, il neonato trovato abbandonato due settimane fa a Modena, in un giardino condominiale dove era stato buttato subito dopo essere venuto al mondo, ha una mamma: una ragazza di appena diciotto anni, italiana, ha dichiarato agli agenti della questura di Modena di averlo partorito in casa, da sola, e di essersene liberata gettandolo nel giardino, sperando che il piccolo fosse trovato da qualcuno. Ma quel volo «oltre la siepe» e due ore passate sotto la pioggia e al freddo hanno ridotto al minimo le sue possibilità di sopravvivenza. Io non vorrei però parlare di sua madre; provo solo una grande pietà per lei perchè penso al momento in cui, se sana di mente, prenderà coscienza razionalmente di quanto ha fatto: dinnanzi avrà solo un futuro di disperazione e di dolore, in altre parole una specie di inferno. La giustizia degli uomini farà il suo corso e forse la pena non sarà proporzionata alla colpa per le tante ragioni che saranno addotte a sua difesa, ma penso che le sarà difficile tornare ad essere madre in modo sereno e felice e questa, a parer mio, sarà la pena più dura da scontare per il resto della sua vita. A me è venuta spontanea una domanda, una volta appresa dai media la notizia della sua confessione: dov'erano i suoi genitori per tutti quei nove mesi durante i quali Jacopo cresceva in lei? Per rispetto della privacy i giornalisti non hanno fornito altri particolari su di lei e la sua famiglia. Oso quasi sperare che sia orfana di padre e di madre, senza parenti o amici ai quali confidarsi e chiedere aiuto: si potrebbe forse capire il suo folle gesto. Ma credo che una famiglia ce l'abbia. E allora come è possibile non accorgersi che in un figlio o in una figlia c'è qualcosa che non va? E se poi «quel qualcosa che non va» è addirittura una gravidanza, risulta grottescamente paradossale che il tutto passi inosservato. Viene naturale pensare che la ragazza abbia avuto paura di parlare, di rivelare alla famiglia quel che stava succedendo e abbia deciso di tener dentro di lei quel segreto: non poteva che andare a finire come è finita, con quel gesto di assoluta, assurda ed inutile follia che l'ha resa vittima e carnefice allo stesso tempo. Molti ragazzi hanno troppa famiglia intorno con genitori sempre presenti, troppo presenti a volte. Ma altri la famiglia non ce l'hanno per nulla anche se forse in casa sono in quattro o cinque. Genitori distratti o timorosi di chiedere, di sapere in nome di un rispetto per l'autonomia dei giovani che cosi potranno crescere liberi ed indipendenti. E cosi capita che una madre non si accorga che la figlia, poco più di una ragazzina, è incinta! O genitori che ancora credono in una morale che vede nella donna non sposata che aspetta un figlio, frutto magari di un'avventura fugace, una specie di reietta da condannare con severità. O genitori che pretendono che i figli siano gli artefici di quei progetti di vita che loro avrebbero voluto per se stessi per cui li caricano di aspettative e di responsabilità esistenziali tali che questi, se sbagliano, non hanno il coraggio di parlare, si sentono giudicati e condannati a priori e perdono la testa. Quando succedono fatti del genere, noi genitori dovremmo sentirci, in un certo senso, un po' tutti colpevoli. Le verità che stanno dietro al caso di Jacopo rimarranno tra quella ragazza, la sua famiglia e chi la giudicherà: gli altri, tutti noi, possiamo solo riflettere e chiederci se sarebbe potuto capitare anche nella nostra famiglia una tragedia simile. Si vive nella spavalda certezza che certe cose succederebbero solo agli altri perchè noi mai avremmo detto, mai avremmo fatto ecc. La verità è ben diversa, dobbiamo con coraggio e onestà ammetterlo. Piccolo Jacopo, potrai mai perdonarci?
La casalinga di Voghera