Il Museo del Risorgimento rivive con le sue splendide sale al Castello

PAVIA.Il Risorgimento visto nel suo excursus storico, ma anche mostrato attraverso i personaggi che lo resero fucina di libertà politiche e dell'indipendenza ed unità del nostro Paese. È di nuovo fruibile, da ieri, il Museo del Risorgimento, una delle sezioni più interessanti dei Musei Civici del Castello, chiusa per poter eseguire interventi strutturali. Al taglio del nastro erano presenti l'assessore del Comune di Pavia Eligio Gatti, il prefetto e il presidente del Fraschini Antonio Sacchi. Con il tema 'Mito e celebrazione del Risorgimento" si è svolto un percorso guidato a tema fra le tre sale che compongono la sezione. «Un Risorgimento - ha detto il curatore del Museo Gigliola De Martini - visto come mito e fruibile da tutti». E questo perché esposti non vi sono solo cimeli storici di aulico valore, ma anche oggetti divenuti interessanti, quasi reliquie, proprio perché posseduti dai grandi personaggi risorgimentali. È il caso di un fischietto oppure delle foto di alberi, elevati a icone naturali, poiché appartenuti o sfiorati da Garibaldi. Ma soprattutto è il Risorgimento pavese quello al quale è dedicata gran parte dell'esposizione. Vengono ricordati alcuni tra i personaggi pavesi significativi: Benedetto Cairoli, nel suo ruolo di uomo pubblico, Gaetano Sacchi e Emilio Burzio, generali nell'esercito piemontese, Urbano Pavesi, promotore dell'istituzione del Museo del Risorgimento e Tullio Brugnatelli, sindaco della città dal 1868 al 1872. Della famiglia Cairoli, inoltre, spicca la figura della madre Adelaide: divenuta mito di madre dolente.
In generale il percorso espositivo nelle sale procede secondo la trama cronologica, all'interno della quale sono proposti alcuni inserti tematici. L'ambito prevalente è la storia locale, vista pur sempre nel rapporto osmotico con la vicenda nazionale. Pur evitando l'interesse puramente agiografico, ad alcuni dei personaggi più noti e importanti si è riservato, però, uno spazio particolare. Delle tre sale, poi, una si apre con uno spazio dedicato agli eserciti piemontese-italiano, austriaco, francese, ai corpi volontari garibaldini e al 'fenomeno" Garibaldi. Eroe per antonomasia, nell'immaginario collettivo egli incarna il Risorgimento stesso. Il suo mito alimenta un incredibile mercato di immagini, riprodotte nei più diversi modi, e di oggetti a lui in qualche modo legati. Il suo legame con Pavia (dove torna più volte) è testimoniato dall'alto numero di garibaldini che dalla città e dalle campagne lo seguirono nelle sue imprese. Con la spedizione dei Mille, riprende poi il percorso cronologico, attraverso la campagna del 1866 e il fallito tentativo romano dell'anno successivo, con l'episodio della morte di Enrico Cairoli ed Enrico Mantovani a Villa Glori. Ancora due spazi tematici sono riservati alla Massoneria tardo-ottocentesca, presente in città con una loggia intitolata a Giuseppe Pedotti, in considerazione dell'importanza che l'associazionismo laico ha avuto nella formazione politica di fine secolo, e alla sezione pavese della Croce Rossa. A completare il novero di personaggi del museo anche Mazzini. E ieri i suoi ricordi non sono stati solo museali: il Ridotto del Fraschini ha ospitato una chicca musicale: il concerto di Marco Battaglia 'La chitarra di Giuseppe Mazzini" introdotto da Gianfranco De Paoli, presidente dell'Istituto pavese per la Storia del Risorgimento. Sono state eseguite parti della 'Grande Sonata" di Luigi Moretti e brani di quel Mauro Giuliani citato a più riprese da Mazzini nei suo scritti. E poi una corposa sezione di brani rossiniani, e di Legnani, Regondi, Verdi e Mertz.