Liberati tre ostaggi, tempi lunghi per gli italiani


ROMA.Tutto è sospeso, tutto diventa più complicato. Le trattative per la liberazione dei tre ostaggi italiani sono concluse, ma il loro rilascio è legato a troppe variabili. La nuova missione della Croce Rossa a Falluja è stata bloccata dagli americani, che ora minacciano bombardamenti a tappeto se i guerriglieri non consegnano le armi. Il Consiglio degli ulema, che ha avuto una parte rilevante nella liberazione di una trentina di ostaggi, ha lanciato un nuovo appello per la liberazione di Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umbertto Cupertino, e per la restituzione della salma di Fabrizio Quattrocchi, ma è preoccupato. Chi ha sequestrato gli italiani, dice il portavoce, «non ha radici profondamente religiose, e sfugge in parte alle regole dell'islam, non ascolta i nostri appelli». Sull'ottimismo del nostro governo esprime dubbi: «Evidentemente sa cose che il Consiglio degli Ulema ignora. Noi siamo preoccupati, ma non significa che rinunciamo».
Troppe parole, e non sempre quelle giuste. E' stato apprezzato l'appello del presidente Ciampi dalla Lettonia, l'invito all'Italia a riprendere il dialogo con l'Islam. Ma si aspetta qualcosa anche dagli uomini del governo, un intervento sulla stessa linea di apertura. La speranza resta, soprattutto nella case dei familiari dei rapiti. Antonella Agliana, la sorella di Maurizio che è diventata in pratica portavoce dei familiari degli ostaggi, dalla sua casa di Prato è rimasta per tutta la giornata in contatto telefonico con i Cupertino cercando di convincerli, senza riuscirci, che il momento particolarmente delicato richiedeva il silenzio. Non è riuscita a parlare con Angelo Stefio. Da una parte c'è la preoccupazione che parole sbagliate possano complicare la situazione, dall'altra il timore che il silenzio possa spegnere i riflettori sugli ostaggi, provocando una caduta di attenzione anche da parte delle istituzioni.
A chiedere il silenzio stampa ieri è stato solo il ministro Mirko Tremaglia. Le dichiarazioni di ottimismo appaiono più fiacche, e negli ambienti della diplomazia e dell'intelligence si è diffusa la sensazione che «alcune voci fuori controllo abbiano potuto ritardare il processo in corso». Proprio dall'intelligence viene la convinzione che ormai si tratta solo di aspettare. «La trattativa - dice una fonte - è stata avviata da giorni e ormai definita in tutti i suoi spetti, sia para-politici sia economici. Quello che dovevamo fare l'abbiamo fatto». L'accenno agli aspetti «economici» riporta l'attenzione sul pagamento di un riscatto, l'altro ieri dato per certo dalla governatrice di Nassiriya Barbara Contini, smentito da Berlusconi, e quindi rimangiato dalla Contini. Nessuna smentita formale alle rivelazioni di alcuni quotidiani, riprese dal sito internet «Dagospia», che sia stato lo stesso Berlusconi a pagare, di tasca propria, una somma di cinque milioni di euro, fatta arrivare a Falluja con il convoglio della Croce Rossa.
Falluja rimane centrale nella trattativa, anche se non c'è più neppure la certezza che i tre italiani si trovino ancora in città a che non siano stati divisi. I militari americani sono convinti che ci sia un forte scontro tra le fazioni dei ribelli, e che almeno 200 combattenti «stranieri» stiano alimentando la tensione nella città sunnita. E questo coinciderebbe con le preoccupazioni espresse dal Consiglio degli Ulema, spiegando anche le difficoltà che sono precipitate sulla liberazione degli italiani. Poco alla volta si stanno rivelando alcuni dettagli «tecnici» che potrebbero aver provocato nei rapitori l'errore di considerarli «combattenti». Dalle inchieste di Genova, che indaga sugli ingaggi, di Bari che indaga sui visti e di Roma, che indaga sull'omicidio, sarebbero scaturiti elementi spiegabili in Italia sulla base delle nostre normative, ma che, in Iraq, potrebbero aver provocato malintesi. Fabrizio Quattrocchi, ad esempio, avrebbe indossato, al momento della cattura, abiti di origine militare americana, e gli sarebbe stato trovato un «passi» per il compound statunitense. Tutto questo è stato spiegato al Consiglio degli Ulema, che si sta adoperando per la liberazione. Anche ieri sono stati rilasciati tre ostaggi: due svizzeri e l'arabo israeliano rapito una decina di giorni fa.

Andrea Santini