«Il conflitto tra diritto e legge» nella lezione di Zagrebelsky
PAVIA. «Diritto, legge e costituzione - Antigone e Creonte», questo il titolo della lezione tenuta al collegio Borromeo dal presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, già ospite di Pavia in altre occasioni. Una sala gremita ha fatto da pubblico alla relazione del professore. Ad introdurre la conferenza, la prima di una serie di iniziative culturali presso il collegio, è stato Vittorio Grevi, della facoltà di giurisprudenza, col quale il professore Zagrebelsky collabora da tempo.
«Il tema è piuttosto tecnico, ma il sottotitolo è emblematico - ha spiegato Grevi -. Si parte dal dramma di Antigone che, nel tentativo di dare sepoltura al fratello traditore, deve opporsi al bando sancito da Creonte. Antigone difende i valori tradizionali, come i legami di sangue, mentre Creonte si oppone in nome del diritto sancito».
La lezione tenuta da Gustavo Zabrelesky era già contenuta quindi nel titolo e sottotitolo: il professore, partendo dalla tragedia di Sofocle, ha indagato il conflitto tra diritto, inteso come i valori tradizionali e sacrali, e la legge, che irrigidisce la vita degli uomini nel tentativo di regolamentarla.
«Un conflitto tipico dei nostri tempi, una tragedia che parla ancora di noi - ha spiegato Zagrebelsky -. La nostra è un'epoca in cui la contraddizione si è risolta a vantaggio della legge e lo Stato è diventato una macchina legislatoria. Tutta l'esistenza è regolata da leggi scritte, anche se per noi questo fatto rappresenta la normalità: dalle relazioni alla famiglia, dal progresso alla tecnologia, fino ad arrivare a toccare i temi della procreazione e perfino della morte».
Affascina la platea il professore, quando tocca passaggi storici, come la Rivoluzione francese e il nazismo, in cui, a suo avviso, viene definitivamente sancito il predominio della legge sul diritto. Zabrelesky ha quindi affrontato, come presidente della Corte Costituzionale, il nodo irrisolto della Costituzione italiana, simbolo della possibile ricomposizione del diritto e della legge, perché essa stessa è legge superiore alle altre. Il riferimento è alle recenti polemiche che hanno investito la Corte Costituzionale.
Il giudizio del professore è lapidario. «L'accusa più grave per un giudice è dire che il suo orientamento è politico. Occorre fare una riflessione seria attorno alla questione, perché ci dice dello stato delle nostre istituzioni e del diritto. Da questo punto di vista dobbiamo riconoscere le nostre colpe, di non riuscire sempre a far vivere la Costituzione, che non rappresenta solo la legge ma può diventare un comune modo di sentire, ed essere vissuta nelle relazioni tra gli individui e i gruppi sociali».
Maria Fiore