Ostaggi, stop inatteso alla trattativa


ROMA.L'attesa continua. Dall'Estonia il presidente Ciampi esprime la sua fiducia per «un esito positivo». «Io personalmente - aggiunge - non ho elementi per poter alimentare attese, diciamo cosi, diverse». La situazione è esattamente quella di martedi sera, quando da Mosca Silvio Berlusconi parlava di «ore» per la liberazione di Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino. Ieri, ancora a Mosca, il presidente del Consiglio insiste: «Sono ottimista e continuo ad esserlo, abbiamo fatto tutto il possibile. Ma non posso prevedere una scadenza. I tempi si sono allungati, ma non c'è stato alcun intoppo. Speriamo sia solo un rallentamento». Ed è subito bacchettato da Cossiga: «Più misura, questo non è uno spettacolo».
Sembra chiaro che le richieste dei rapitori sono state esaudite, e appare altrettanto chiaro che, almeno per ora, i ribelli che hanno in mano i tre italiani non hanno rispettato i patti. Un intoppo insomma c'è. Barbara Contini, la governatrice di Nassiriya, è protagonista di un piccolo giallo. «Sono convinta che è stato pagato un riscatto, e che ai tre italiani a questo punto non accadrà più nulla», dichiara a Canale 5. Poi smentisce. E anche Berlusconi da Mosca esclude che nella trattativa sia entrato un riscatto in denaro.
48 ore cruciali.I nostri 007 in Iraq, che hanno guidato gran parte delle trattative, hanno indicato la notte e la giornata di oggi come «48 ore cruciali», anche se, ammettono, «è impossibile prevederne gli sviluppi». «Nessun inciampo», ma forse qualcosa è andato storto, e non può trattarsi solo di una diversa valutazione del tempo da parte dei musulmani. L'attesa era che Agliana, Stefio e Cupertino dovessero essere consegnati proprio in nottata alla Croce Rossa, dopo l'apertura del corridoio umanitario a Falluja. Probabilmente per tornare in Italia sullo stesso aereo che ha portato in Iraq gli uomini della Croce Rossa assieme ad un gruppo di giornalisti convocati in gran fretta. E' partita anche una troupe di «Porta a porta», scatenando una nuova bufera nei confronti di Vespa, l'intervento duro del presidente della Rai Annunziata («Non aveva il diritto») e la difesa del direttore generale Cattaneo («Andato come tutti gli altri»).
Ma proprio mentre la colonna umanitaria giungeva a Falluja, sono ripresi gli scontri tra la guerriglia e le truppe americane. E l'improvvisa recrudescenza di attentati ieri mattina, il massacro alla scuola dei poliziotti iracheni a Bassora, l'attentato contro la sede dei servizi segreti in Arabia Saudita, patria di Osama bin Laden, fanno pensare che possa essersi aperta una frattura tra le forze più radicali e maggiormente infiltrate dal terrorismo di Al Qaida e la guerriglia irachena, le cui azioni, in vicinanza delle elezioni, potrebbero avere obiettivi contrastanti con quelli del terrorismo. Se è accaduto questo, i tre ostaggi italiani potrebbero essersi trovati al centro di uno scontro interno alla rivolta. Con tutte le complicazioni che ne sono derivate, compresa la liberazione rinviata. Si spera nella giornata di oggi, quando la Croce Rossa tornerà a Falluja.
La sfida di Quattrocchi.Le nostre autorità sono comunque convinte che, nonostante l'assassinio di Fabrizio Quattrocchi, i carcerieri degli ostaggi non hanno interesse ad ucciderli, ma piuttosto ad usarli «politicamente». Secondo Barbara Contini la morte di Fabrizio Quattrocchi non faceva parte dei piani dei rapitori. «Nessuno sa come si è comportato il ragazzo - ha detto - ma sicuramente io so che, con gli iracheni, in una situazione di tensione, bisogna essere molto calmi e non sfidare nessuno». Torna in mente un'intervista di Paolo Simeoni, il reclutatore: «Fabrizio era un uomo che sfidava con gli occhi. Mi sono detto: speriamo che non li sfidi».
Quattrocchi è stato ucciso il giorno dopo il sequestro. Ieri è stato trovato il corpo di un cittadino danese rapito. Anche lui ucciso il giorno dopo. Stefio, Agliana e Cupertino sono nelle mani dei rapitori da nove giorni. Ieri, fonti dell'intelligence hanno assicurato di aver avuto «indicazioni che tutti e tre sono vivi». E ancora in questa che tutti sperano sia la vigilia della liberazione continuano le mediazioni. E' intervenuto anche, con un appello in lingua araba su Al Jazeera, l'imam di Torino: «Liberateli, sini lavoratori». E anche la chiesa caldea sta trattando per il loro rilascio.

Andrea Santini