Giovani violenti, gli esperti puntano il dito sui media

RIVANAZZANO.Omicidi, violenze sessuali, baby gang: l'aggressività giovanile sfocia spesso in crimini inquietanti. Troppo facile farsi prendere dall'emotività, invocando solo punizioni esemplari; il difficile è capire le cause di certi gesti, analizzarli, impossessarsi degli strumenti per prevenirli o per recuperare i minorenni che hanno sbagliato. Il dibattito 'Giovani e crimini violenti" che si è svolto l'altra sera nella sala della biblioteca Paolo Migliora di Rivanazzano, ha messo a nudo una verità su tutte: la violenza giovanile pone al mondo degli adulti una sfida che deve vedere unite le famiglie, gli educatori, gli insegnanti e persino i giudici.
Dal tavolo dei relatori, l'avvocatessa Manuela Albini ha difeso a spada tratta l'attuale legislazione minorile: Nell'ordinamento vigente - ha detto - si insiste particolarmente sulla funzione rieducativa della pena: l'obiettivo è spingere i giovani a ragionare sulle implicazioni etico-sociali delle loro azioni, di aiutarli e cambiare, di metterli alla prova per dar loro l'opportunità di reinserirsi nella società in modo sano. E a chi chiede l'inasprimento delle pene o l'abbassamento dell'età per l'imputabilità, Albini ha risposto: La spinta alla repressione, a sanzioni più severe, la proposta di trasferire i minori condannati dai carceri minorili a quelli ordinari al compimento del diciottesimo anno sono proposte da ostacolare. Il rischo è quello di distruggere quanto di buono è stato fatto sin qui.
La parola è quindi passata a Maurizio Ramonda, psichiatra e psicoterapeuta, che ha illustrato le ragioni alla base dei comportamenti violenti. L'esperto, aiutandosi con una serie di lucidi proiettati su una lavagna luminosa, ha parlato su basi scientifiche. Fra i fattori di rischio - ha esordito a sorpresa - la malattia mentale rappresenta solo il 3%. Grande peso, insieme all'eventuale abuso di sostanze, ce l'hanno i media: l'aumento di ostilità e liti fisiche va di pari passo con l'aumentare del tempo trascorso davanti a televisione e videogames; oggi le femmine trascorrono in media 5 ore a settimana davanti alla tv e i maschi 13. Ramonda, soffermatosi sull'effetto emulazione che i mass media possono produrre, ha parlato anche di frustrazione, dell'uso di droghe, della pericolosa privazione di sonno, e dell'altrettanto pericoloso abuso di alcolici da parte dei giovani.
Ai relatori è arrivata una pioggia di domande da genitori e docenti con tanta voglia di fare di più per aiutare, consigliare e capire.
Emanuele Bottiroli