Pavia, questo è carattere


JESI (An). Lo scalpo del PalaTriccoli ancora mancava a Pavia. Dopo tre stagioni di sconfitte, spesso di goleada, il fascino della prima volta. Anche se serve a poco. L'Edimes è sesta, come nel primo anno di LegaDue, migliorata di una posizione rispetto a dodici mesi fa. Il risultato lo stesso. I play off si vanno a giocare in trasferta, il fattore campo in mani altrui. Alza le spalle Alberto Martelossi, mentre si rigira tra le mani lo scout di una vittoria che, dentro, lo fa profondamente godere. Pavia ha mostrato un'altra faccia nella fase «a orologio»; avesse l'osimano Stern o il fabrianese Antonio Smith dentro l'area forse la Carisbo non sarebbe andata tanto svagata a Montecatini.
«Dite che Bologna ci ha voluti come avversari ai play off»? contro-domanda Martelossi. Chi può dirlo, coach, però è un dato di fatto che la FuturVirtus al PalaTerme è andata sotto di brutto fin dalla prime battute. «Io so solo che Bucci e la società felsinea avevano posto Montecatini come tappa indicativa prima dei play off... Però a me interessa l'Edimes. Bologna inizierà i play off dopo aver toccato un punto basso, noi ci arriveremo con la mentalità giusta. Abbiamo vinto 5 partite su 6 nell'«orologio». E se fin qui avevamo battuto squadre di minor consistenza, a Jesi era un vero test. Superato. Ora dovremo saper chiudere una porta, pronti a riaprirne un'altra». Martelossi allude a un'Edimes che spesso si è rammollita a pancia piena. Le motivazioni di giocare davanti ai 6mila spettatori di Casalecchio non dovrebbero però mancare. Come non sono mancate a Jesi. Dove nell'equilibrio del primo quarto ha pesato il deficit interno all'area (7 rimbalzi offensivi in 10' concessi) con cui Pavia deve convivere nel dopo-Jaacks. Quando è stata però acquisita una mentalità prima impensabile. Una somma algebrica, questa, che Martelossi deve far risultare positiva partita dopo partita. A Jesi, ad esempio, la soluzione è stata la difesa a zona anche perché a colpire da fuori c'era solo Robinson.
Con Dixon in letargo, Pavia alza la testa quando Martinez segna 7 punti di fila (27-31 al 14'). Poi le cose si complicano. Jesi è come il pugile che deve chiudere il match non avendo le 12 riprese nelle gambe. La partita diventa fisica, l'Edimes subisce: 13-2 in poco più di 4', 27-8 a cavallo dell'intervallo lungo (57-41 al 24'). C'è poco da fare se fin li - 16 punti di Gregory a parte - il secondo realizzatore è Martinez. E Dixon ne ha messi 6 con dieci tiri. Se non arresti l'emorragia in difesa consenti a Jesi di metterti le mani addosso e di andare ad attaccare con l'inerzia. Finirebbe tanti a pochi. Nemmeno il tempo di pensarlo e l'Edimes si trasforma.
Gatto diventa il collante di una reazione soprattutto fisico-atletica. Se ne sprigiona un 12-0 esterno, Jesi si impaluda pure in un'infrazione di 24 secondi. Partita girata, dunque. E Dixon - elementare Watson - può accendere la macchinetta. Mamma mia che scintille tra Gatto e Singleton. Ne nasce un parapiglia. Il pubblico rumoreggia, ma Pavia non arretra di un millimetro. Il 61 pari del 28'41" (parziale di 4-20) è da stropicciarsi gli occhi. Anche se è emblematico l'ultimo pallone del quarto: rimessa di Gatto con 2" da giocare, Dixon dorme, Rossini ruba palla e fa 67-62. Martelossi riparte a zona, l'attacco jesino si incanta e in 5' Pavia va sul 74-79. Cosi: tripla Carter, tripla Gil, tripla Conte, Gregory da due, tripla Dixon, tripla ancora Conte. La pallacanestro è uno sport... semplice. Basta difendere e distribuire il peso dell'attacco e il gioco è fatto. Quello che combina Gatto invece è più difficile da rendervi: duro come una roccia, intimidatore, mobile dentro l'area, decisivo.
Perché mentre Jesi esala l'ultimo respiro difensivo (Carter stoppato, Dixon maltrattato in area, controsorpasso sull'83-81 al 38'45") Ivan sull'arco subisce il fallo di Rocca. Segnati i tre personali, Gatto va dall'altra parte a chiudere Singleton a 42" dalla fine e con un punto di vantaggio. Dixon può cosi involarsi per l'83-86. Seguono titoli di coda. Luminosissimi. (ste.pal)

dal nostro inviato