Grandi interpreti nella rielaborazione di Bourmeister
MILANO. Prima che Petipa vi mise mano e creò a San Pietroburgo quel capolavoro assoluto che, pur con continue modifiche, è giunto fino a noi, il 'Lago dei cigni" fu presentato a Mosca nel 1877 con la modesta coreografia di Julius Reisinger. E proprio partendo dall'idea di recuperare l'ordine originario della partitura di Ciaikovsky utilizzata in quell'edizione, Vladimir Bourmeister ha elaborato la sua revisione del balletto: ci sono un prologo e l''happy end", il ruolo del buffone ampliato, molte frasi di danza scritte ex-novo.
Certo questo 'Lago" non ha la genialità compositiva, la musicalità, la fantasia di Petipa. Ma è ugualmente godibile, teatralmente valido, ricco di invenzioni, attrattive, variazioni abbondanti. Nel caso specifico, si ha il piacere di vedere innanzitutto uno spettacolo che scorre agile, con bella qualità estetica e scenica grazie al raffinato allestimento di Roberta Guidi di Bagno. Quindi si ammirano le prove abbaglianti degli interpreti principali. La 'divina" Svetlana Zakharova si impone subito per la sua sbalorditiva, cristallina bravura. Limpida ed impeccabile, ma fredda nell'espressività drammatica ed emotiva, è un Cigno bianco dalle linee superbe, sottilissime, estreme, allungate all'infinito o morbidissime, disegnate con squisita sicurezza, stile incisivo, ed un Cigno nero luminoso, altero, sensuale, ardente, che seduce per l'appassionata autorità e la qualità del movimento. Il suo lavoro di punte, le 'arabesques" sublimi, la preziosa dolcezza delle braccia che cantano lo struggimento della musica, l'elettrizzante vivacità la fanno sembrare una sorta d'incarnazione fantastica dell'idea coreografica di Odette-Odile. Roberto Bolle nei panni di Siegfried è un partner perfetto, 'invisibile", come vuole in gran parte il suo ruolo, ma vigoroso, tecnicamente sfolgorante, vellutato, quando la parte lo richiede. Poi, si apprezzano gli eleganti solisti del 'pas de quatre" Beatrice Carbone, Maria Francesca Garritano, Alessandro Grillo e Mick Zeni, il Buffone di Antonino Sutera, che, secondo l'uso russo, salta e gira virtuosisticamente, nonché la precisione del corpo di ballo in bianco del secondo atto, quello, intoccabile, di Ivanov, con le sue fila ed i suoi ensembles eseguiti con ogni cura per fare propria una meraviglia di sapienza e bellezza. (f. cor.)
REPLICHE il 21 e il 5, 7, 9 maggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano.