Scarpa d'oro «made in Kenia»
VIGEVANO. La 25ª Scarpa d'Oro parla la lingua del keniano Benson Barus. Il ventiquattrenne atleta degli altipiani si impone a sorpresa, scattando fin dalla partenza e approfittando anche di un infortunio che fin dal primo giro mette fuori casa il favoritissimo Million Wolde. Barus fa ritmo e selezione insieme a Kipkorir Kipchumba, secondo, e Bushendich, che sale sul gradino più basso del podio per il secondo anno consecutivo. La delusione per gli scarsi risultati degli atleti bianchi (il primo è l'azzurro della maratona Ruggero Pertile, nono, mentre l'atteso ex campione europeo Genny Di Napoli non ha corso) passa però in secondo piano di fronte alla meravigliosa cornice di pubblico e alla selettività del percorso, duro e selettivo per l'alternarsi di asfalto, pavé e salite. Per finire anche il sole ha illuminato e aiutato i concorrenti alzando la temperatura di una gara che ha avuto nella gremita e rinascimentale piazza Ducale il punto di partenza e arrivo.
«Conta l'agilità, non la potenza, per vincere la Scarpa d'Oro. E' favorito chi fa cross, chi è abituato alle gare su strada, più che uno che fa corre in pista. Le curve ripide, la pendenza e la salita, l'alternarsi del fondo fanno la differenza. Più che Wolde, punterei sul mio Robert Kipchumba o su Bushendich», spiegava al via Renato Canova che allena alcuni atleti keniani. La vittoria di Barus, però, ha sorpreso anche lui, pur indovinando gli altri due atleti sul podio. In una giornata perfetta per correre alla partenza a fianco del Duomo scatta subito Solomon Bushendich, che vuole mettere le cose in chiaro e far capire che la gara sarà un affare privato del Kenya. Il gruppo nel primo giro tiene, anche perché gli atleti africani non pigiano immediatamente l'acceleratore a tavoletta. Al primo passaggio in piazza Ducale Wolde, però, compare già nelle retrovie, impossibilitato a essere coi primi per una botta accusata a una gamba, che ha sbattuto contro una struttura in ferro all'uscita di una delle prime curve. I keniani annusano l'aria e capiscono che è tempo di aumentare il ritmo per cancellare ogni speranza all'etiope, oro sui 5mila a Sydney. A caccia di gloria si vede il keniano Samwel Kalya, che tira il gruppo e fa l'andatura, scremando ulteriormente le fila del gruppo, che segue oramai sfilacciato. Lo scatto decisivo avviene però sulla salita di via del Popolo. Barus e Kipkorir Kipchumba che si mettono davanti. La loro accelerazione è micidiale, resistono solo Bushendich e Kalya, che li raggiungono nella strada coperta all'interno del Castello. Prova una reazione l'ucraino Matviychuk, che riesce a tenerli a distanza di una trentina di metri, commettendo un errore che gli risulterà fatale: troppe energie spese, alla fine sarà 12esimo. Il ritmo cresce ancora, tanto che Kalya molla e in testa rimangonogli altri tre keniani, che si alternano a fare l'andatura e tengono fino al giro conclusivo, quando si scatena la bagarre. Barus con una serie di scatti continui fiacca i compagni di corsa e si presenta da solo in piazza Ducale per vincere a mani alzate. «Non pensavo di farcela - spiega all'arrivo il vincitore - sono arrivato ieri sera a Brescia ed ero molto stanco. La gara è bellissima e il tracciato stupendo». Barus, che ha cinque fratelli e quando smetterà vuol fare il contadino, pur non avendo vinto gare importanti nel febbraio di quest'anno aveva battuto a Sant'Agata in Sicilia, Paul Tergat. Dunque uno sconosciuto proprio non è. «La sfida fra gli africani è stata bellissima - chiude Gianni Merlo, presidente del Comitato Organizzatore - mi spiace che siano mancati gli atleti italiani. Il prossimo anno vedremo di cambiare e invitare i migliori. Vogliamo promozionare l'atletica nazionale».
Maurizio Scorbati