«Non vogliamo colpevolizzarli, ma capire i loro problemi»

PAVIA.L'idea di condurre un'indagine sull'uso di sostanze stupefacenti da parte dei giovani del Pavese è nato nell'autunno del 2000, per volontà del 'Servizio di aggregazione e domiciliare integrata minori" dei Servizi Sociali del Comune. Diverse le finalità: informare i giovani su effetti e rischi dell'uso di droghe e alcool, pubblicizzazre l'offerta di atività che il progetto ha messo in campo, 'agganciare" eventuali soggetti che vivono un forte disagio esistenziale e monitorare con dati reali e recenti l'uso di sostanze nel nostro territorio. La base dalla quale il gruppo di lavoro è partito era già consistente.
«I servizi sociali hanno avuto infatti l'intuizione, negli anni scorsi, di creare due luoghi, Comes e Nuvole a Soqquadro, dove i giovani vengono aiutati a compiere un percorso di affrancamento dalle dipendenze ma anche dai disagi che coinvolgono più in generale la loro famiglia - spiega Contrini -. L'indagine non vuole criminalizzare i giovani, ma a partire dai dati emersi, ritrovare capacità progettuali e sinergie tra enti e associazioni locali».
Il progetto, curato dall'educatore Fabio Meriggi, si è avvalso anche della consulenza scientifica del professor Flavio Spalla e di Stefano Rossi dell'Università di Pavia. E, per le scuole, della collaborazione dei docenti che hanno permesso la distribuzione del questionario nelle classi. (m.g.p.)