Si tratta, ore di angoscia per gli italiani
ROMA. Gli ostaggi che gli iracheni considerano «innocenti» tornano a casa. Giornalisti, operatori umanitari, operai. Dopo i giapponesi sono stati rilasciati ieri i tre giornalisti cechi, un canadese, una pacifista australiana, un operaio cinese. Resta prigioniero il palestinese, considerato una spia di Israele. Non si sa niente degli americani, i nemici. E si teme, dopo l'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, per la sorte dei tre ostaggi italiani, minacciati di morte: «Uno ogni 48 ore».
Angelo Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana, per gli uomini che li hanno catturati, sono «combattenti» e «amici del diavolo».
«Il gruppo che mi ha sequestrato - ha raccontato dopo la liberazione il giornalista francese Alezander Jordanov - parlava anche degli ostaggi italiani. Erano durissimi, li definivano amici del diavolo e gridavano che li avrebbero sgozzati».
Amici del diavolo.E, purtroppo, gli italiani sono considerati «diversi» anche dagli iracheni che si adoperano per le trattative. Ieri gli Ulema sunniti di Baghdad, che hanno lanciato una «fatwa», una sorta di scomunica contro coloro che non liberano gli ostaggi, hanno fatto una precisazione: «Vale solo per i prigionieri che hanno provato di non avere alcun collegamento con le forze di occupazione». Persone, cioè, che non siano impegnate direttamente in azioni riconducibili alle attività della coalizione, come viene considerata, ad esempio, quella che riguarda gli appalti per la ricostruzione. E anche Moqtada al Sadr, il leader radicale che ha scatenato la rivolta sciita, si muove sulla stessa linea: «Chiunque non sia di un paese occupante deve essere liberato - ha detto - cosi che possa tornare a casa». «La situazione degli italiani - ha ammesso ieri il portavoce degli Ulema - è assai complicata». Una dichiarazione preoccupante, ma che potrebbe anche significare che, tra gli Ulema e i rapitori, fosse anche in maniera indiretta, si è aperto un dialogo.
Massima riservatezza.Ancora ieri il nostro governo ha ribadito che la missione italiana in Iraq è solo «umanitaria». Le sottigliezze possono valere solo in un dibattito politico, non certo in un Paese in cui sembrano aver voce solo le armi. E tuttavia la drammatica, sottilissima soglia che separa la vita dei tre ostaggi dalla morte sembra legata a questa sottigliezza, dopo le dichiarazioni dei sequestratori e dei religiosi sunniti. Si sta trattando, a tutti i livelli. Iran e Siria stanno aiutando l'Italia. L'ambasciatore Castellaneta è volato a Teheran, e si prepara ad una missione ad Amman. Il premier Berlusconi ha ricevuto a Palazzo Chigi la governatrice di Nassiriya, Barbara Contini, ed ha lanciato la parola d'ordine: «Massima riservatezza». Lo ha ribadito anche il ministro degli esteri Frattini. La Farnesina, sinora, non ha conferme dell'ultimatum di 48 ore, che scadeva ieri sera.
Inchiesta a Genova.Tratta la politica e la diplomazia, indagano e trattano i nostri servizi di sicurezza. Sono intervenuti, in Iraq, anche gli uomini dell'Fbi. I racconti dei prigionieri liberati nelle ultime ore vengono passati al setaccio, nella speranza di ricavare qualche elemento che conduca alla prigione di Angelo Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana. La massima difficoltà, in questo momento, è costituita dal fatto che non si conoscono né la zona dove vengono tenuti né chi siano i loro carcerieri. Anche in Italia si lavora per trovare elementi che possano aiutare. La procura di Genova ha aperto un'inchiesta sull'assassinio di Fabrizio Quattrocchi, e ieri ha ascoltato un ex parà, Luigi Valle, che aveva operato con Quattrocchi in Iraq e che era stato ingaggiato dallo stesso mediatore, un ex sottufficiale che era stato in missione in Kosovo, occupandosi degli sminamenti e poi, dopo due anni di legione straniera, era tornato a occuparsi di sicurezza in zone di guerra.
Il lavoro di Quattrocchi.Si cerca di capire quali fossero i compiti svolti dagli ostaggi in Iraq. Il mediatore aveva chiesto discrezione totale, e neppure le famiglie li conoscono con precisione. Ieri Emilio Fede ha mostrato un filmato della Tv francese che riprende Fabrizio Quattrocchi mentre svolge il suo lavoro di vigilanza privata in Iraq. Probabilmente, viste le immagini, una operazione di «bonifica», come viene chiamata la perlustrazione preventiva in una zona dove devono passare o operare gli uomini che vengono protetti. Un filmato che, trasferito in Italia, non si differenzia dai compiti di polizia quando questa deve proteggere qualche personaggio sotto scorta. Ma che, visto dagli assassini, in una zona di guerra, potrebbe aver assunto un significato diverso.
Nuovi ostaggi.Anche i sequestri sembrano cambiare strategia. Ieri sono stati rapiti un cittadino degli emirati, un americano di origine giordana e un imprenditore danese. Tutte persone presenti in Iraq per affari. E in serata è arrivata la notizia di un video con le immagini di un soldato americano prigioniero: potrebbe essere uno dei due militari rapiti il 9 aprile. Lo ha riportato la rete tv Abc. Il video sarebbe in possesso della rete tv araba al Jazira. I due soldati dispersi sono il sergente Elmer Krause e il soldato Keith Maupin.