Quel tragico 11 settembre

FERRERA.Ha visto il fumo e la polvere alzarsi dalle Torri Gemelle appena distrutte dal folle gesto degli attentatori: oggi, mentre il terrorismo torna tristemente a far parlare di sé in Medio Oriente e in tutto il mondo, Renato Ruffilli ripensa a quegli attimi di terrore vissuti all'aeroporto 'John Fitzgerald Kennedy" di New York. L'11 settembre di tre anni fa Ruffilli, dipendente Eni, era in volo verso Houston, dove avrebbe dovuto effettuare alcune certificazioni ambientali in un impianto del gruppo petrolchimico. «Sono partito il 10 settembre da Milano e sono sbarcato a New York la mattina del giorno successivo - ricorda oggi Ruffilli - Avevo circa quattro ore di tempo per la coincidenza per il Texas: cosi sono entrato in un bar per mangiare un panino». Cosi, il 'quadro" Eni dà uno sguardo alla televisione e, minuto dopo minuto, immagine dopo immagine, si rende conto dell'immane tragedia. «Ricordo che un mio collega mi aveva suggerito di prendere un taxi e di visitare le Torri Gemelle, che fra l'altro avevo fotografato mentre l'aereo atterrava, pochi attimi prima dell'attentato - aggiunge - Intanto, dopo circa tre ore dallo schianto, la televisione comunicava la versione ufficiale di quanto era avvenuto: un attentato a opera di terroristi arabi, legati ad Al Qaida». A New York si scatena il panico. I voli aerei vengono ritardati, i telefoni bloccati: «Anche all'interno dello scalo, le persone erano in forte apprensione, soprattutto perché moltissime famiglie hanno parenti che lavorano nella polizia o nei Vigili del fuoco». Intanto, anche in Italia si teme per la sorte di Ruffilli: nell'impossibilità di parlare attraverso i telefoni, la moglie e i dirigenti Eni non sanno se è ancora in vita. «Poi, per fortuna, solo dopo due giorni un mio collega inglese è riuscito a comunicare con la nostra sede britannica, dopo che le linee erano state riattivate per consentire l'invio di notizie all'estero - dice Ruffilli - Cosi, dalla Gran Bretagna hanno fatto sapere a mia moglie che stavo bene». Il volo per Houston ha sorvolato 'Ground Zero": «E' stato un fatto eccezionale perché gli aerei in arrivo e in partenza dal 'Jfk" possono utilizzare solo un percorso obbligato, un corridoio. In quel modo, gli Stati Uniti mostrarono a migliaia di passeggeri che cosa avevano subito a opera dei terroristi». (u.d.a.)