I gioiellieri accusati di tentato omicidio

MILANO. E' un giovane montenegrino 21enne il rapinatore che versa in fin di vita al Fatebenefratelli di Milano dopo essere stato colpito alla testa da un proiettile sparato da una delle due pistole usate da padre e figlio gioiellieri in reazione all'assalto con spaccata alla vetrina del loro negozio in via Ripamonti. I due gioiellieri sono dalla giornata di ieri indagati con l'accusa di tentato omicidio, accusa che potrebbe cambiare da un momento all'altro perchè il giovane colpito, Mihailo Markovic, è in condizioni di morte cerebrale da martedi sera.
Saranno anche le perizie balistiche in corso a stabilire il grado di responsabilità, e anche questo farà cambiare l'accusa per almeno uno dei due gioiellieri, Giuseppe e Rocco Maiocchi. Due pistole hanno infatti sparato, ma un solo colpo ha raggiunto il ladro, ferendolo mortalmente alla testa. Mihailo Markovic, 21 anni, montenegrino di Bar, era clandestino in Italia. Presumibilmente montenegrino come lui è il complice fuggito da via Ripamonti: lo sconosciuto è comunque in via di identificazione. Potrebbe trovarsi già in Montenegro. Il sospetto degli investigatori è che i due facessero parte di una delle 'batterie" di rapinatori e ladri montenegrini specializzati in Italia proprio in furti con spaccata e rapine a oreficerie e orologerie. Da diverse questure e comandi dei carabinieri, infatti, erano già state fatte segnalazioni sulla presenza, in Italia, di bande di montenegrini dedite a spaccate e rapine in gioielleria. Bande composte da persone che si scambiano e mescolano, attive in varie città d'Italia, velocissime nel mettere a segno colpi e a sganciarsi rientrando in patria. L'ultima segnalazione acquisita dalla questura è arrivata dai carabinieri di Genova. Mihailo Markovic è stato identificato grazie all'impronta di un unico dito, che è bastata agli uomini della scientifica per comparare le impronte fornite dalla polizia montenegrina con quelle prese al ladro in fin di vita, subito dopo il suo ricovero in ospedale. A prendere contatto con la polizia montenegrina sono stati i genitori del ferito: i due si sono presentati alla polizia locale dicendo di aver saputo che era capitata una disgrazia al figlio, a Milano. Ad avvisarli è stato probabilmente il complice di Mihailo, che è riuscito a far perdere le proprie tracce. La questura di Milano si è comunque attivata per agevolare l'arrivo in Italia dei genitori, che intendono stare vicino al figlio. Le indagini proseguono soprattutto sul versante degli accertamenti scientifici e balistici. Giuseppe Maiocchi, il padre gioielliere, ha detto di avere impugnato un revolver calibro 357, che risulterebbe aver sparato tre colpi, mentre il figlio Rocco, 27enne, ha dichiarato di aver impugnato una pistola semiautomatica, che avrebbe sparato un colpo solo. Le due armi hanno calibro identico, anche se usano proiettili diversi: difficile capire quale sia stata quella che ha provocato la gravissima ferita alla testa di Markovic, senza aver individuato con certezza l'ogiva del proiettile entrato e uscito dal capo.