Vespa sotto accusa: televisione cinica


ROMA.E' bufera su «Porta a Porta» e sul ministro Frattini. 24 ore dopo la lunga diretta che ha tenuto due milioni e mezzo di italiani (33% di share) inchiodati davanti alla tv per scoprire il nome dell'ostaggio italiano trucidato in Iraq, Bruno Vespa e il ministro Frattini si difendono dalle accuse di chi pensa che abbiano dato vita a un cinico spettacolo, da reality show estremo, quasi una Vermicino vent'anni dopo.
Se Verdi e sinsitra Ds chiedono le dimissioni del titolare della Farnesina, che avrebbe dato prova di inettitudine restando oltre due ore nel salotto di Vespa invece di seguire il tragico evolversi della situazione in Iraq, tanto da essere all'oscuro di quanto in alcune redazioni si sapeva già intorno alle 22 sulla morte di Fabrizio Quattrocchi, Frattini si difende come può: «Credo che fosse molto più doveroso da parte mia affrontare una situazione drammatica come quella di ieri sera piuttosto che ritirarsi comodamente in un ufficio». E aggiunge: «Credo che ci sarebbero stati molti più rimproveri se il ministro degli Esteri si fosse ritirato precipitosamente: io ho preferito affrontare la situazione con i parenti presenti in studio, la vittima poteva essere anche uno dei loro cari perché al momento noi non sapevamo ancora che fosse Quattrocchi».
Possibile che Frattini fosse all'oscuro di informazioni che altri, per esempio il vicedirettore di Libero, Renato Farina, aveva avuto con una semplice telefonata all'emittente Al Jazira? Possibile che il responsabile della politica estera italiana non abbia canali alternativi e privilegiati rispetto alla stampa? «L'ho saputo quando l'ambasciatore italiano ha detto che avevano riconosciuto la persona e hanno avvisato la famiglia», insiste il ministro, lasciando intendere che la notizia è stata divulgata in ritardo per non farla arrivare alla famiglia dalla televisione. Particolare smentito categoricamente dai familiari di Quattrocchi che giurano di aver saputo in diretta televisiva, intorno alle mezzanotte, che Fabrizio era stato giustiziato.
All'oscuro di tutto si dichiara anche Bruno Vespa. Porta a Porta è stato seguito ieri dal 33% di share, pari a due milioni e mezzo di telspettatori. Vespa però respinge con sdegno l'idea che ci sia stata una costruzione mediatica sul caso. Vespa aveva invitato i parenti dei quattroi ostaggi in mano ai ribelli, senza sapere prima, ovviamente, che uno dei quattro era stato trucidato. Al momento di andare in onda, giurano da Porta a Porta, non conoscevamo il nome dell'ucciso. «Porta a Porta non c'entra: si è trovata ad essere occasionalmente la sede in cui si è vissuto un dramma. Lasciare soli i protagonisti di questo dramma non sarebbe stato corretto», assicura Vespa. «La televisione ha ormai un primato rispetto a qualsiasi altra istituzione e detta l'agenda delle poltica», commenta il sociologo Giorgio Triani. «Il tragico e cinico gioco della roulette russa andato in onda grazie a Bruno Vespa è stata una pagina di televisione senza limiti etici e senza rispetto della vita umana», aggiunge il diessino Piero Folena.

Maria Berlinguer