Il vento dell'Est tra le vigne
CASTEGGIO.«Caro onorevole, parliamo di manodopera». Di manodopera dall'Europa dell'Est, per essere chiari: delle centinaia di stagionali impiegati ogni anno in vendemmia e, più in generale, in agricoltura.
Parlare di manodopera, e di come inquadrarla, è più che urgente, visto che tra meno di due settimane l'Unione europea si allargherà a dieci nuovi paesi e il governo ancora non ha deciso come si dovranno inquadrare i lavoratori in arrivo da queste nazioni.
La lettera che il presidente dell'Unione agricoltori Giovanni Desigis ha scritto a tutti i parlamentari è un invito decidere. E decidere presto.
Dal primo maggio, meno di due settimane da oggi, Polonia, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Cipro e Malta entrerannoa far parte della grande famiglia dell'Unione europea.
Dal primo maggio, quindi, i cittadini di queste dieci nazioni diventeranno a pieno titolo cittadini europei e godranno, quindi, del diritto alla libera circolazione all'interno dell'Unione.
Per chi vorrà trasferirsi e lavorare come imprenditore non ci saranno problemi, mentre per i lavoratori subordinati i negoziati di adesione che hanno preparato l'allargamento dell'Unione hanno introdotto delle limitazioni transitorie. Da queste, e dal loro impatto sull'economia agricola oltrepadana che sui lavoratori dell'Est Europa conta stabilmente ormai da anni, parte l'intervento del presidente dell'Unione agricoltori.
«Su richiesta di alcuni Paesi, Germania e Austria in particolare, è stata prevista un'applicazione graduale del principio di libera circolazione - scrive Desigis ai parlamentari italiani -. Ai singoli stati si lascia la facoltà di aprire da subito le frontiere o applicare principi più restrittivi».
I negoziati di adesione, in particolre, hanno sette anni di tempo per continuare ad applicare le norme nazionali, anche più restrittive di quelle europee, come nel caso della cosiddetta legge Bossi-Fini. Il problema, per l'agricoltura oltrepadana, è che un'applicazione troppo rigida di norme nazionali più restrittive rispetto aquelle europee rischierebbe di mettere in difficoltà gli imprenditori intenzionati a trovare all'estero la manodopera stagionale necessaria a lavorazioni particolari come la vendemmia, che, ormai, è sempre meno appetibile dai lavoratori italiani. Finiti gli anni in cui la vendemmia era quasi un rito di passaggio obbligatorio per tutti gli studenti universitari d'Oltrepo, in altre parole, mettere il freno alla manodopera del'Est Europa sarebbe un rischio.
«Le difficoltà a reperire manodopera in periodi come la vendemmia sono ben note - conferma Desigis nella lettera ai parlamentari -. Tanto che il prefetto stesso ha ritenuto utile costituire un tavolo provinciale di lavoro delle parti per ricercare soluzioni idonee». Ecco, appunto: quali soluzioni? «sarebbe oppurtuno - conclude Desigis - che il governo utilizzasse compiutamente lo strumento della semplificazione per fare in modo che le aziende agricole possano reperire agevolmente la manodopera necessaria attraverso flussi agevolati dai Paesi di nuova adesione all'Unione europea». (s. ro.)