Influenza aviaria, presto il vaccino umano
PAVIA. A pensarci, si direbbe che il mondo dei medici e quello dei veterinari siano due realtà totalmente distinte. Nel corso del seminario dal titolo «Influenza aviaria: una potenziale minaccia per la salute pubblica», organizzato nelle scorse settimane dal Servizio di Virologia del San Matteo diretto dal professor Giuseppe Gerna, Ilaria Capua ha dimostrato ad una platea mista di medici e veterinari quanto le due attività possano convergere su problemi specifici. La dottoressa Capua è responsabile del Centro di Riferimento Nazionale per l'influenza aviaria ed è considerata uno dei maggiori esperti internazionali.
Gli spunti emersi durante l'incontro svoltosi a Pavia sono molto interessanti. La cosiddetta «influenza dei polli» è salita agli onori della cronaca solo recentemente per la nota epidemia da virus influenzale H5N1 che ha provocato la morte di 23 persone nel Sudest Asiatico. Tuttavia, l'influenza aviaria esiste da sempre e proprio questa infezione virale rappresenta uno dei maggiori problemi veterinari nel settore dell'avicoltura. Infatti, nei polli il virus influenzale si può presentare con una forma a bassa virulenza che assomiglia molto all'influenza nei mammiferi e nell'uomo oppure in una forma ad alta virulenza che può condurre a morte interi allevamenti nell'arco di 24 ore. Non sorprende quindi che i veterinari si siano occupati da tempo del problema. Sono proprio gli uccelli (sia domestici che selvatici e migratori) il serbatoio di virus influenzale ed è negli uccelli che si generano sempre nuove varianti di virus influenzale. Dal punto di vista medico hanno assunto rilevanza due recenti epidemie di influenza aviaria, una da virus H5N1 in Asia che si ritiene in circolazione dal 1997 e che oggi ha raggiunto 10 diversi Paesi dell'Estremo Oriente. La seconda epidemia è avvenuta in Olanda nel 2003 ed è stata determinata dal ceppo H7N7. In questo caso, il contagio è stato contenuto mediante l'abbattimento di 30 milioni di polli ed altri volatili d'allevamento. Tuttavia anche in Olanda sono stati registrati diversi casi di trasmissione all'uomo, di cui uno fatale. Le dimensioni dell'epidemia asiatica da ceppo H5N1 preoccupano tutti gli operatori di salute pubblica ed una fitta rete di controlli e di scambio di informazioni è operativa dal momento dell'identificazione del ceppo virale. Se da un lato rassicura il fatto che il ceppo H5N1 non sembra potersi trasmettere con facilità da uomo a uomo, dall'altro il numero dei potenziali contatti con volatili infetti potrebbe aumentare, favorito anche dalle scarse condizioni igieniche presenti negli allevamenti e nei mercati asiatici dove è ancora abitudine diffusa esporre animali vivi per la macellazione sul luogo. Nell' ambito della Organizzazione Mondiale della Sanità sono quindi stati attuati programmi di controllo a tappeto e politiche di soppressione degli allevamenti infetti. Tuttavia, questo non sembra aver completamente eliminato il diffondersi dell'epidemia. Pertanto, è stato di recente approvato un progetto di vaccinazione di massa dei volatili d'allevamento. Il vaccino aviario è stato messo a punto da ricercatori italiani, tra cui la la stessa Capua. E il vaccino umano? Ricercatori Statunitensi del CDC (il Centers for Disease Contral do Atlanta) avrebbero messo a punto un vaccino efficace contro H5N1 e si appresterebbero alla sperimentazione nell'uomo. Inoltre alcuni farmaci antivirali, che bloccano la neuranimidasi, sono già disponibili nelle nostre farmacie. (s.re.)