I concorrenti di Alitalia: no ad aiuti statali


MILANO. Un vertice si è tenuto ieri sera e una riunione con Berlusconi e alcuni ministri è prevista per oggi. Dunque il governo si è deciso a varare provvedimenti per salvare l'Alitalia. Però, ancora prima di conoscere le misure che dovrbbero evitare il crac della compagnia aerea, da Francoforte e da Londra si fanno sentire i concorrenti: Lufthansa e British Airways sono intenzionate ad appellarsi all'Unione europea «perchè continui a far applicare le norme contro gli aiuti di Stato».
La società inglese aggiunge: «Ulteriori sovvenzioni pubbliche per Alitalia, che già nel 1997 ricevette dallo Stato 1,4 miliardi di euro, avrebbero gravose conseguenze per noi». Dunque il governo dovrà stare ben attento perchè sulle sue decisione potrebbero intervenire le autorità di Bruxelles. Ieri a Palazzo Chigi si sono incontrati il sottosegretario Letta e i ministri Tremonti, Lunardi, Maroni, Buttiglione e Marzano. Hanno esaminato la situazione e discusso le misure da prendere nel settore del trasporto aereo. Il decreto del governo dovrebbe essere pronto la prossima settimana. Si tratta di approvare sconti sulle tasse di sorvolo e sul costo dei carburanti, ma si dovranno anche abbattere le tasse aeroportuali e istituire la cassa integrazione per il settore (che non ne godeva). Però è il viceministro ai Trasporti, Tassone, a dire che questi sconti non basteranno a rilanciare la società. Gli fa eco Lunardi: «Le risorse che servono ad Alitalia sono molto più elevate di quanto possano rendere questi interventi». Ma il ministro prosegue: «Per il Paese una compagnia di bandiera è indispensabile. Certo che nessuno può fare l'impossibile. Speriamo di trovare una soluzione per risolvere il problema e soprattutto per le 22mila persone che ci lavorano». Lo stesso Lunardi, poi, spiega che il governo ha rigettato l'ipotesi della scissione di Alitalia in due società, una bad company cui accollare le perdite e il personale in esubero e una best company da ricapitalizzare sui mercati internazionali. Il tempo per Alitalia stringe perchè entro il 20 aprile dovrebbe essere trovato un accordo con i sindacati, ma proprio Epifani (Cgil) attacca ancora il governo: «La crisi è aggravata da due fattori, dalla mancanza di strategie e dalle divisioni all'interno del governo. Marzano dice una cosa e Maroni il suo contrario. Noi siamo pronti a discutere un piano serio. Il punto di partenza deve essere il rilancio, non si può partire parlando di cassa integrazione».

Gigi Furini