La passione di un bimbo per i divi del teatro

PAVIA. Ospitare sul divano di casa propria Domenico Modugno o Beniamino Gigli. Sapere, per averlo visto con i propri occhi, che dietro ai fasti della ribalta ci sono ballerine spesso in situazioni di vera miseria, aldilà delle paillettes e degli abiti di scena. Non capita a tutti, ma ad Erminio Maestri è successo... basta essere il figlio del custode di un teatro che ospita gli astri del firmamento teatrale.
Queste le premesse racchiuse ed estrinsecate nella mostra fotografica in corso al ridotto del teatro Fraschini (fino al 30 maggio) che con il titolo «La maschera e gli affetti - Venticinque anni di teatro a Pavia», vuole arrivare ai volti che stanno dietro le maschere spesso fuligginose e umbratili della scena. Questo l'intento di chi l'ha organizzata, a partire dal Consiglio di Amministrazione del teatro pavese, fino a chi ha composto il prezioso catalogo e nello specifico Francesca Brignoli e Giuseppe Soggetti. E gli anni sono di quelli davvero significativi perché le immagini proposte si racchiudono fra il 1942 ed il 1967. Sono stati gli anni in cui alla ribalta pavese sono apparsi gli attori più popolari del tempo come Gino Bramieri, a Pavia nel '59, '61 e '65, oppure Ernesto Calindri, che ha calcato il palcoscenico del Fraschini per ben quattro volte ('54, '57, '60 e '62). Una mostra che, non certo a torto, propone una storia del teatro italiano da un punto di vista pavese, dato che tutti i più grandi artisti passarono per il Fraschini. Ma quello che più affascina è probabilmente sapere che, quando nel '42 la famiglia Maestri si insediò nella propria casa (l'attuale biglietteria), il piccolo Erminio aveva due anni e, mentre gli orrori della guerra divampavano, lui viveva un sogno. «La mia infanzia, la mia giovinezza - è lui stesso a dirlo - sono state, in un certo senso, un sogno. Mentre i miei coetanei vivevano immersi nella guerra e nella difficile vita della ricostruzione, io ho vissuto anni meravigliosi, in mezzo al divertimento e a personaggi illustri. Gli altri impazzivano per avvicinarli e avere un autografo: io, invece, vivevo, li». Ed ecco che allora da quelle frequentazione si è composta la mostra «La maschera e gli affetti» con decine di foto, ma soprattutto dediche. Una carrellata di affetto, aldilà della maschera, proprio sancito da frasi come «A Erminio per buon ricordo» di Ernesto Calindri, «A Erminio Maestri con simpatia» di Gian Carlo Sbragia, «A Erminio cordialmente» di Raimondo Vinello oppure un «tanti auguri» della Mondaini. Insomma foto, ma soprattutto ricordi di una vita ai bordi delle pièce che hanno visto alternarsi già grandi attori e non ancora famosi personaggi. Tutti, però, cercati da quel figlio del custode del teatro che ha visto recitare ed ha conosciuto i testimoni di un tempo memorabile. Dietro le foto anche note di colore come quella riguardante i 10 cani di Wanda Osiris ai quali Erminio e suo nonno portarono cibo e acqua sotto il palco oppure le barzellette raccontate da Macario per permettere i cambi di scena.
Pietro Pontremoli