Maldini sicuro: «Non è crisi»

MILANO.L'inferno di La Coruña. Gattuso ricorderà cosi la partita che è costata al Milan l'eliminazione in Champions league. «Tutto lo stadio era con il Deportivo e li trascinava - ha ricordato ieri il centrocampista rossonero -. Li vedevamo arrivare da tutte le parti. Per me quei 90' sono stati un'eternità». Eppure i rossoneri sostengono di non essere in crisi. «Alla fin fine - ha detto Paolo Maldini - è stata una grandissima giornata loro, mentre noi siamo incappati in una serata negativa». La sberla di La Coruña è stata cosi imprevista e violenta che è difficile dire se questo Milan sia entrato in un tunnel o se di nero c'è stata solo la serata al Riazor. Eppure la spiegazione del capitano rossonero appare troppo semplicistica, se non altro perché stiamo parlando di una squadra che vuole presentarsi come un meccanismo, in cui nulla è lasciato al caso. Maldini lo sa e tenta una spiegazione: «Sono state eliminate Real, Arsenal e Milan, prime nei rispettivi campionati. Forse se stai sempre ad alto livello finisci per pagare». Restando al Milan però forse non è una coincidenza che lo 0-4 incassato in Spagna sia venuto dopo due pari in campionato. «Nell'ultimo periodo non siamo stati brillanti - ammette il capitano rossonero - ma può essere fisiologico considerando che è da settembre che giochiamo grandi partite. Solo 15 giorni fa avevamo segnato 4 gol al Deportivo». E allora cos'è stato? «Tre nostri errori hanno favorito altrettanti gol spagnoli», spiega. Ma c'è dell'altro: «In campo ci siamo detti che potevamo anche prenderne uno, e poi un altro, perchè eravamo sicuri che uno l'avremmo fatto ben sapendo che la difesa era il loro punto debole - racconta Maldini - . Ne eravamo convinti persino sul 3-0 e invece nella ripresa hanno tenuto palla e ce ne hanno fatto un altro». E allora, se davvero non c'è crisi e non c'è calo fisico, si è trattato di un peccato di presunzione nel credere di essere comunque superiori. Gli spagnoli invece avevano dalla loro quell furore agonistico che al Milan è mancato, quella voglia di provare a fare il miracolo che li ha fatti restare concentrati per 90 minuti. E il modulo? Le due punte tanto care a Berlusconi non potevano essere rischiose per una partita cosi? Tanto più che il Milan gioca di fatto con un terzo attaccante, Kakà, e con due terzini sempre sbilanciati in avanti (e uno dei due, Cafù, sta avanti e non torna mai indietro). Non era meglio giocare più coperti? La risposta di Maldini è diplomatica: «Dopo la partita si può dire di tutto. Certo, questa squadra non ha un'anima difensiva». Eppure una grande squadra dovrebbe saper fare di necessità virtù. Intanto la Spagna ride, soprattutto quella di sinistra. Dopo l'uscita di Berlusconi all'assemblea degli industriali («Il mio governo vi farà divertire come il Milan»), la partita di La Coruña è diventata quasi uno scontro ideologico. Non a caso i tifosi del Deportivo allo stadio hanno intonato perfino «Bandiera Rossa». Il tono è stato ripreso dalla stampa spagnola di ieri. Il quotidiano madrileno El Pais, il più venduto in Spagna e molto vicino ai socialisti, ha dedicato una pagina intera alla partita sotto il titolo «Il Depor butta giù l'impero di Berlusconi». E cosi, nella Spagna del dopo Aznar, la vittoria di undici calciatori in biancozzurro si è tinta del rosso della passione politica.