I ribelli si ritirano, regge la tregua
ROMA.Nassiriya è tornata alla normalità. La tregua di 48 ore chiesta ieri dai maggiorenti della città per disarmare o allontanare i ribelli sta funzionando. L'allerta fra le truppe italiane resta tuttavia alta, anche per l'allarme lanciato dal Sismi per il giorno 9, anniversario della caduta di Saddam.
Proprio a Nassirija, dicono gli 007 italiani, vi sarebbe infatti una cellula «attiva» del gruppo Ansar al-Islam, composta da combattenti arabi e yemeniti, che può contare sull'appoggio dei mujaheddin di Al Zarkawi, il braccio destro di Osama bin Laden che ha più volte rivendicato proprio la strage di italiani a Nassiriya.
L'allarme dei servizi rende più comprensibili le dichiarazioni delle nostre autorità militari sulla battaglia che ha coinvolto il contingente italiano, quando ieri parlavano di rivolta «fomentata». I seguaci di Moqtada al Sadr, nella città, sono pochi, mentre gli uomini armati che hanno partecipato agli scontri degli ultimi giorni erano varie centinaia.
Secondo il comandante del contingente italiano, generale Francesco Paolo Spagnuolo, i ribelli che hanno ingaggiato la sparatoria con le truppe italiane sono venuti in maggior parte da fuori.
La riprova sarebbe anche nel fatto che, ieri, i miliziani hanno abbandonato la città. La zona sud di Nassiriya resta ancora sotto il controllo diretto degli italiani, mentre quella nord è affidata alla polizia locale. Ci sono sporadiche sparatorie nei quartieri a nord-est, ma si tratta soprattutto di sciacalli e di delinquenza comune. Per il resto la città è tornata alla vita normale, il traffico è ripreso, negozi e bancarelle hanno riaperto e le pattuglie militari hanno ripreso le loro ronde.
Sono tornate alla normalità amche le attività umanitarie, come la consegna dei medicinali agli ospedali della zona. «La nostra principale preoccupazione - ha detto ieri il generale Spagnuolo - era come la popolazione avrebbe reagito al nostro intervento. E devo dire che la gente, quando ha visto che i miliziani si facevano scudo di donne e bambini, hanno capito, e ci ha confortato riceverne gli attestai di stima».
I feriti tra i bersaglieri stanno tornando in Italia. Tre sono giunti ieri all'aeroporto di Fiumicino, mentre altri tre, forse quattro, sbarcheranno oggi a Ciampino. Le loro condizioni non destano preoccupazione, e ognuno raggiungerà casa per un periodo di convalescenza. Tra loro c'è già chi ha annunciato di voler tornare col proprio contingente il più presto possibile.
La preoccupazione riguarda il futuro. La possibilità, cioè, che gli scontri armati dei giorni scorsi possano trasformarsi in una vera e propria guerriglia. «E' un rischio che esiste», ha ammesso ieri il generale Carlo Cabigiosu, già comandante delle nostre truppe in Iraq e consigliere militare dell'ambasciata italiana a Baghdad. E tuttavia i numeri non ci sarebbero ancora, anche se, aggiunge Cabigiosu, la situazione rimane ancora «critica». (a.s.)