Cucina etnica, è il nuovo che avanza
VOGHERA. Ma quanto piace l'etnico a tavola. Cous cous e involtini primavera, kebab e riso alla cantonese. Dopo il boom dei ristoranti cinesi - a Voghera fra alterne fortune ce ne sono quattro e un quinto è in arrivo in via Amendola - ora sono i sapori dell'Oriente islamico a fare tendenza. Almeno a giudicare dal proliferare di macellerie, spacci, pizzerie e gastronomie che si richiamano esplicitamente ai gusti e agli ingredienti della cucina tradizionale araba. Un'espansione iniziata sei mesi fa e che non sembra fermarsi.
Tutto è cominciato nell'estate 2002 con la macelleria islamica di via Papa Giovanni. Accolta con scetticismo, timore, e con una punta di malcelato disprezzo («Non durerà...», «Il Comune la farà chiudere...»), ha invece messo radici, ha evitato ogni trabocchetto (i vigili urbani l'hanno tenuta particolarmente d'occhio) e si è addirittura ampliata con l'apertura del vicino call center, la centrale telefonica per le chiamate internazionali (oggi sono due: c'è un call center anche in via Matteotti, davanti al piazzale della stazione ferroviaria).
L'esempio, se di successo, fa scuola, e suscita voglia di imitazione. Cosi, le macellerie islamiche raddoppieranno presto (se ne aggiungerà un'altra in via Cairoli), mentre i generi nel frattempo si sono diversificati. Ecco, quindi, la gastronomia orientale in via Garibaldi, gestita da un vietnamita, la pizzeria-gastronomia islamica di via Emilia, lo spaccio di via Gramsci dove si possono trovare anche prodotti non alimentari ma sempre di gusto esotico. Sulla rampa di lancio, una seconda pizzeria-gastronomia che dovrebbe aprire i battenti nella centralissima piazzetta Plana (al posto di Luviè, uno dei negozi storici di Voghera), a due passi dal tribunale e da alcuni degli studi professionali più quotati della città, e il nuovo ristorante cinese - quinto della serie - in via Amendola dove già da mesi sono in corso i lavori di ristrutturazione di una vecchia palazzina abbandonata.
Insomma, nel giro di nemmeno un anno i locali all'orientale si sono più che triplicati, malgrado la politica dei «piedi di piombo» adottata dal Comune nel rilascio delle licenze - si sussurra nei corridoi di palazzo Gounela - proprio per evitare il diffondersi di eccessivi allarmismi.
Paura del nuovo, dell'esotico? Lo straniero incute timore anche se ti strizza l'occhio dalle insegne e dalle vetrine di un negozio? Vedremo se il boom dell'Oriente farà emergere paure ancestrali. Il dato di fondo, comunque, è che mentre i negozi alimentari tradizionali (o, se vogliamo, all'italiana) sono in costante ritirata di fronte all'avanzata impetuosa e alla concorrenza della grande distribuzione, il commercio all'orientale è in crescita. E tende, anzi, a riempire gli spazi rimasti vuoti, come dimostra in modo lampante il caso della gastronomia islamica di piazzetta Plana. Chissà che questo alla lunga non arrechi benefici a tutto il commercio locale.