Terapia cellulare, San Matteo ai vertici

PAVIA. Il San Matteo entra nel Consorzio Europeo per le terapie cellulari. La scorsa settimana il professor Franco Locatelli, responsabile del reparto di Oncoematologia pediatrica, ha partecipato a Londra ad una riunione scientifica con colleghi inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, olandesi ed austriaci. L'Italia, oltre che da Locatelli, era rappresentata anche da uno specialista di Perugia. «A questo vertice sono stati invitati i direttori di centri in cui sono state introdotte strategie innovative - spiega Locatelli -. Le terapie cellulari ci consentono di definire un modo più intelligente e mirato del trattamento delle malattie ematologiche». Il principio-base di questo innovativo filone terapeutico consiste, in pratica, nella capacità di generare popolazioni cellulari capaci di esercitare una valida azione difensiva contro l'azione degli agenti infettivi.
Il ricorso alla terapia cellulare può rivelarsi molto utile in caso di pazienti che vengono sottoposti a trapianti d'organo o di midollo osseo: si tratta di soggetti immunodepressi, che necessitano di un aiuto particolare per far fronte alla carenza delle loro difese naturali. «Attraverso la terapia cellulare - sottolinea Locatelli - si crea la possibilità di ridurre la somministrazione di farmaci: un vantaggio che incide notevolemente sulla qualità di vita del soggetto trapiantato». Il network europeo che vede la presenza del San Matteo è coordinato dal professor Alejandro Madrigal, della «Anthony Nolan Trust Foundation». Il progetto è finanziato nell'ambito del VIº programma quadro dell'Unione Europea. Il progetto definitivo doveva essere presentato entro lo scorso mese di febbraio: il Consorzio sulle terapie cellulari l'ha spuntata su altre iniziative scientifiche di grande interesse. Il finanziamento complessivo sarà di 8 milioni di euro: una quota significativa verrà destinata al San Matteo. «Per noi si tratta di un settore particolarmente importante - conferma Locatelli -. In ambito pediatrico siamo gli unici, in Italia, a ricorrere alle terapie cellulari». E' un filone che viene sviluppato grazie alle ricerche condotte nel laboratorio diretto da Rita Maccario: determinante anche il contributo garantito da Patrizia Comoli (per gli studi anti-infenzione), Daniela Montagna (per le ricerche sulla leucemia) ed Antonia Moretta. «L'approccio ai trapianti è destinato a cambiare in maniera significativa - sottolinea Locatelli -. Aumenterà la possibilità di ricorrere a donatori non compatibili, grazie alla reinfusione di cellule esterne». E' un argomento che è stato trattato durante l'incontro svoltosi a Londra. Un confronto ad alto livello, nel corso del quale si è discusso soprattutto dei dettagli operativi del progetto.
Ed è significativo che in un network scientifico di tale portata sia stata inserita anche l'Oncoematologia pediatrica del Policlinico San Matteo: un centro che ormai da anni (grazie alla strada indicata dal professor Roberto Burgio) svolge un ruolo guida in campo nazionale. Al reparto diretto dal professor Locatelli arrivano spesso bambini leucemici provenienti anche da altri paesi. (s.re.)