«Non possiamo ritirarci finirebbe in un bagno di sangue»

LIVORNO. «La situazione risulta difficilissima, ma il vero problema è che non abbiamo scelta. Al punto in cui siamo arrivati sarebbe infatti altrettanto complicato un eventuale ripiegamento, atto che porterebbe ad un bagno di sangue incredibile, ad una guerra civile senza precedenti. Basta pensare che là esistono adesso almeno quattrocento partiti politici che sono in pratica delle bande armate, per le quali il confronto politico è visto solo ed esclusivamente attraverso l'uso della forza».
Si respira aria di preoccupazione al comando dell'Arma dei carabinieri dopo il ferimento dei tre militari nell'area di Nassiriya, nel cuore dell'Iraq. Fonti interne parlano dei danni di un ritiro e della preoccupazione destata dal cambiamento di clima in cui si trovano ad operare i nostri soldati dopo l'arresto di Mustafà Yaakubi, braccio destro del leader del gruppo sciita Al Sadr. E non si nasconde che tante speranze sono riposte nel tentativo di ricucitura affidato alla governatrice della provincia di Dhi Qar, l'italiana Barbara Contini.
Le ricostruzioni.I rapporti arrivati subito a Livorno, sede del Tuscania e città dove sono di stanza tutti e tre i militari feriti, hanno dato la possibilità di ricostruire con precisione gli episodi. Il primo ad essere colpito è stato il maresciallo Maurizio Schiavone, 32 anni, originario di Pescara, sposato e con un figlio di un anno, in Iraq dallo scorso 17 marzo. Nel suo comune, San Giovanni Teatino (dove vivono il padre e la madre), hanno già preparato un accoglienza da eroe, mentre il suo rientro in famiglia è previsto tra domani e sabato. Effettivo del primo reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania, è rimasto ferito all'interno del cortile della Cpa, l'autorità provvisoria, la cui sede è nel centro di Nassiriya, intorno alle 2 di domenica per l'esplosione di un razzo Rpg di fabbricazione sovietica. «Su di lui è stata riscontrata una ferita lacero-contusa al polpaccio sinistro di circa 12 centimetri - spiegano ancora all'Arma -. Tutto è nato da una violenta manifestazione di seguaci di Al Sadr armati di razzi e fucili. Si erano dislocati in vari punti della città, comprese le immediate adiacenze dell'ex Base Libeccio, oggi Base del Museo, a sud dell'Eufrate. Dopo l'attacco migliaia di persone hanno dato vita ad un assedio poi forzato dall'intervento di due plotoni del Tuscania e di una sezione dei Gis». Decisamente più grave, invece, l'episodio che ha coinvolti poco dopo le 19 di domenica altri due componenti del contingente italiano. Una pattuglia multinazionale della Msu, composta da carabinieri del Tuscania e da uomini delle forze speciali portoghesi, è caduta di una vera e propria imboscata. I militari si trovavano a circa 35 chilometri da Tallil. Improvvisamente, la trappola. Qualcuno che aspettava il convoglio ha cominciato a sparare all'impazzata. I carabinieri e i commandos portoghesi, letteralmente circondati e poi 'liberati" dai rinforzi, hanno risposto al fuoco. Il bilancio è di 5 feriti, tutti non gravi, tra cui i due carabinieri: il tenente Maurizio Maiani, 32 anni, triestino, colpito da una scheggia al polpaccio destro (guarirà in 5 giorni), e l'appuntato Ivan Perin, nato a Bressanone 32 anni fa, sposato e con un figlio, ferito al braccio destro (7 giorni di prognosi).
Clima pesante.Se quella che è successo nel centro di Nassiriya ha le caratteristiche di un episodio di ordine pubblico, decisamente preoccupante viene considerata l'imboscata, dove è invece chiaramente emerso l'intento di colpire le forze della coalizione, con un agguato studiato a tavolino e realizzato da persone con una preparazione di tipo para-militare.