Chiusa l'associazione anti-droga
VIGEVANO. L'ultima mamma aveva chiesto aiuto un anno e mezzo fa, il sostegno economico di enti pubblici e privati è diminuito nel tempo. Poi nessuno li ha più contattati. Cosi i 'genitori antidroga" si sono dovuti arrendere: con un atto del notaio, l'associazione Gav (Gruppo genitori antidroga, appunto) ha ufficialmente cessato le attività, dopo 14 anni dalla costituzione.
Affluenza ormai nulla, e fondi insufficienti: Nicola Libardi, ultimo presidente del Gav, sintetizza cosi i motivi dello scioglimento dell'associazione, fondata nel 1990. «Se mi si chiede perché al Gav non si rivolgeva più nessuno - dice Libardi, vigile urbano in pensione - rispondo che io stesso ho 'girato" il quesito agli esperti del Serd, il Servizio tossicodipendenze dell'Asl».
Prosegue Libardi: «Premetto che da quando è stato fondato il Gav, gli operatori del Serd hanno sempre reso noto agli utenti che esisteva a Vigevano un Gruppo genitori antidroga». Tuttavia, «pur essendo a conoscenza della nostra struttura, sempre meno genitori con figli tossicodipendentu si sono rivolti a noi negli ultimi anni. Preferendo il supporto di uno psicologo, come 'terapia" accessoria».
Una ragione di fondo per spiegare la situazione che si è creata, potrebbe essere il nuovo 'volto" della tossicodipendenza». Ovvero: «Nella maggioranza dei casi, si inizia ancora nel modo classico, cioé con le droghe cosiddette leggere tipo la marijuana o l'hashish».
Poi però, «più che all'eroina, si passa all'ecstasy e alla cocaina - dice ancora l'ormai ex presidente del Gav - Spesso, chi assume droghe lo fa solo nei week-end, o comunque nel tempo libero. Studia o ha un lavoro: quindi agli occhi di parenti e amici, conduce un'esistenza almeno apparentemente normale».
Insomma: la figura dello 'sballato", con la vita sconvolta dalla droga è quasi in via di estinzione. Questo porta i genitori a sottovalutare spesso il problema, quando vengono a sapere che un figlio fa uso di stupefacenti. «Come dire: se continua a lavorare o ad andare a scuola, il problema non può essere cosi drammatico».
E cercano magari di nasconderlo, prima a se stessi e poi comunque al resto del mondo. «Insomma: partecipare ad un gruppo di auto-aiuto, con altri genitori che vivino la stessa esperienza, significa ammettere che il problema droga esiste anche davanti ad 'estranei". Vuol dire accettare in pieno la gravità della situazione».
Invece nessun genitore da tempo si è più rivolto al Gav, che funzionava in una sede concessa dal Comune in viale Sforza. «E poi, sono nettamente diminuiti, negli ultimi anni, anche i contributi concessi al Gav dall'amministrazione e da privati».
Inoltre, non essendoci stato un ricambio di soci, «abbiamo chiuso per cosi dire anche per 'raggiunti limiti di età"», commenta Nicola Libardi. L'ex vigile è avvicinato al mondo del volontariato parecchi anni fa: da allora il suo impegno non è mai venuto meno. Già nell'autunno scorso, Libardi aveva lanciato un appello: «Se nessuno si rivolgerà più al Gav, dovremo chiudere». Cosi è successo. Ma non è comunque una sconfitta per gli ex soci del Gruppo genitori antidroga. «Potremo comunque mettere la nostra esperienza, e il nostro tempo, a disposizione di altre associazioni di volontariato». (a.m.)