Al Palazzetto di Pavia sbarca stasera il divertente dialetto della compagnia Felice Musazzi

PAVIA. In Germania, Brecht fondava il Berliner Ensemble. In America, si affermava il successo di 'Morte di un commesso viaggiatore" di Tennessee Williams. A Legnano, due operai della Franco Tosi davano vita a 'I Legnanesi", una compagnia di dilettanti, che la sera, dopo il lavoro, andavano in scena 'en travesti" a raccontare la vita del 'cortile", di quelle zie, nonne e loro figlie che scimmiottavano le 'sciurette". Era il '49, ed anche senza essere Brecht o Williams, 'I Legnanesi" diventarono un fenomeno, artistico e di costume. Un trionfo: piacquero a operai ed a intellettuali snob.
Un successo che durò oltre quarant'anni. Poi il silenzio, seguito alla scomparsa dei suoi geniali fondatori, Angelo Musazzi e Toni Barlocco, il primo attento a scavare nella vena comico-grottesca della Teresa, in cui si identificava la 'morale" del suo lavoro di drammaturgo, ed il secondo giunto a fare della Mabilia, sulle ceneri della rivista, l'ultima, vera incarnazione della 'soubrette". Adesso la favola continua. Le due 'maschere" protagoniste, icone di un filone popolare che, in dialetto e buttandola sul comico, legava la cultura dell'avanspettacolo a quella della provincia lombarda, sono di nuovo in scena per merito di Antonio Provasio ed Enrico Dalceri, che ripropongono, complice la figlia del grande autore-attore, i vecchi testi con un lavoro di adattamento all'oggi e di sfoltimento, ma nel pieno rispetto della vena originaria. La loro nuova compagnia riprende 'Chi vusa pusè la vacca l'è sua", commedia del '70, che si snoda seguendo gli stereotipi tipici del teatro povero, ma anche sipari, balli, piume, canzoni, a contrassegnare le evasioni nella 'favola". E cosi si ritrova la storia della Teresa e della Mabilia precipitata in un universo post-Iraq ed in piena era-Berlusconi, con puntate di comicità politicamente scorretta, senza rinunciare neppure a qualche innesto di doppio senso. Dal paradiso terrestre dell'apertura, in cui l'arcangelo Gabriele litiga con la vulcanica Teresa, si passa a gag meno dissacranti e popolate da poliziotti attenti a punire ladre di castagne, in un mondo ancora saldamente legato (non solo nel semplice linguaggio) alle radici proletarie. C'è una fabbrica che chiude, ci sono le donne del cortile costrette ad andare in Lomellina a lavorare nelle risaie, e il nord che si incontra, passando per lo sberleffo, col sud migratore. Ci sono l'autocritica e la lacrima. Ci sono la Mabilia che ingrassa per una delusione d'amore e la Teresa che si trasforma in una santona guaritrice. Innescando tutta una serie di eventi esilaranti, di situazioni grottesche, siparietti, intermezzi, notazioni sociali, mentre, in mezzo, torna la grande Rivista e ci si avvia verso la passerella finale. (f. cor.)
CHI VUSA PUSÈ LA VACCA L'È SUA di Felice Musazzi/Antonio Provasio, con la Compagnia Legnanese 'Felice Musazzi"; regia di Antonio Provasio. Oggi (ore 21) al Palazzetto dello sport di Pavia.