Gli errori di una banda improvvisata

TRENTO. Anita Simoni è stata rapita da più di 24 ore e sul suo destino si possono fare solo ipotesi. Ieri è trapelata la notizia di perquisizioni da parte di carabinieri e polizia in alcuni appartamenti abitati da cittadini extracomunitari alla periferia nord del capoluogo. Senza alcun risultato. I contatti tra la famiglia Marchiori e i sequestratori non si sono comunque interrotti.
Ieri mattina c'è stata una nuova telefonata per ribadire le richieste, quindi la procura ha disposto il sequestro del patrimonio della famiglia come previsto dalla legge in situazioni del genere.
«E' un sequestro molto strano» confidano comunque gli inquirenti, che propendono per un'azione improvvisata e non certo preparata da tempo e con cura. Forse un tentativo di rapina in casa con i malviventi che hanno deciso di alzare la posta portando via la donna come ostaggio. Solo in questo modo si spiega la fretta di mettersi in contatto con il marito di Anita Simoni, poco tempo dopo il rapimento. E poi ancora l'imprudenza di telefonare per cinque volte al cellulare di Modesto Marchiori mettendo in allarme le forze dell'ordine che subito organizzavano decine di posti di blocco per controllare le principali vie di comunicazione. Una serie di chiamate forse dettate dall'ansia di chiudere in tempi brevi la vicenda, come accade nei cosiddetti sequestri lampo: non è stato cosi e cresce la preoccupazione per una vicenda destinata a diventare sempre più pericolosa con il passare delle ore.
La richiesta di denaro - 400 mila euro - lascia sbalorditi: non è una cifra che fa pensare ad una grossa organizzazione criminale, ma non è nemmeno pensabile che un normale imprenditore trentino possa raccogliere tanto denaro nel giro di poche ore, magari chiedendo aiuto ad un amico, come è infatti accaduto poco prima che la denuncia arrivasse ai carabinieri.
L'altro dubbio: perché il rischio di un sequestro alle sette della sera? E ancora: perché proprio Modesto Marchiori? Per risolvere questo interrogativo ieri le forze dell'ordine hanno analizzato nei dettagli l'attività imprenditoriale del geometra di Ponte Arche, in particolare il licenziamento di alcuni dipendenti della sua azienda avvenuto nel 2002.