Sky (per ora) salva la Roma, ma il futuro è nero


MILANO. Sky dà una mano alla Roma e le consente, almeno per ora, di tirare un sospiro di sollievo. La società della tv a pagamento ha anticipato a Franco Sensi una cifra che si aggira sui 12 milioni di euro. Si tratta di soldi che la Roma avrebbe dovuto avere il prossimo 30 aprile.
Ma l'incasso anticipato ha permesso (o dovrebbe permettere) alla squadra giallorossa l'iscrizione alle prossime coppe europee (il termine Uefa scade oggi). Naturalmente i problemi (e i debiti) della società sono ancora moltissimi e ieri in titolo in Borsa è stato sopeso in attesa di novità dal consiglio di amministrazione. Franco Sensi è disposto a far fronte, per la quota di sua competenza (il 62%), a un nuovo aumento di capitale mentre si cercano altri soci disposti a sottoscrivere l'altro 38%. La Roma, insieme alla Lazio e al Parma (per restare alle più blasonate) sono le società con il futuro più incerto e ottenere la licenza Uefa è per loro determinante in quanto la partecipzione alle Coppe europee garantisce introiti per almeno 10 milioni di euro.
La situazione, invece, è più complessa per la Lazio che non riesce a far decollare l'aumento di capitale (da 120 milioni di euro) già approvato. Al momento sono stati reperiti solo 1,4 milioni (circa l'1% della cifra necessaria) e ieri l'imprenditore italo-svizzero Ernesto Bertarelli, patron della Serono (farmaceutici), ha un'altra volta escluso ogni interesse verso la società. Inoltre, in alcune comunicazioni al mercato (il titolo resta sospeso in Borsa), la Lazio spiega di attendersi altri risultati negativi, naturalmente sul piano finanziario. Per questo è stato deciso di tagliare del 50% i costi relativi agli stipendi dei giocatori (ma il piano andrà a regime solo nel 2007) ed è stato proposto al Fisco di pagare i debiti arretrati con i soldi delle future campagne abbonamenti.
Ieri un certo ottimismo, almeno per quanto riguarda la Roma, è stato espresso dall'amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe, che ha comunicato esposizione della banca verso le due società romane: 19,6 milioni con la Lazio; 6,1 milioni con la Roma. Anche qui, però, c'è un piccolo mistero. Infatti al 31 dicembre scorso risultava che Roma 2000 srl (la holding di Sensi che controlla il 63% della Roma calcio) aveva un debito verso Banca di Roma (ovvero Capitalia) di oltre 154 milioni di euro. La stessa Roma 2000 aveva debiti verso Banca Antonveneta per 44,4 milioni, verso Mediofactoring (Banca Intesa) per 17,8 milioni e verso Meliorbanca per 3,1 milioni.
Intanto attorno alla crisi del calcio le parole si sprecano. «Dicono che l'80% dei calciatori sono miliardari. Non è vero», spiega alla Camera il vicepresidente dell'Aic, Grosso. In Parlamento vengono ascoltati anche Vicini (allenatori) e Lanese (presidente degli arbitri) ma una ricetta per uscire dalla crisi la propone ancora l'ex presidente della Covisoc, Ukmar: «Ci vogliono drastiche misure per salvare il sistema. La decisione di far retrocedere chi non è a posto con i conti non elimina il grosso problema. Ci vogliono provvedimenti drastici».
Carraro (presidente Figc) va a 'Porta a porta" e dice di sperare «in una larga intesa a favore del calcio». I partiti, però, sono sempre più divisi, il decreto spalma-Irpef non si farà e l'ex ministro Letta (Margherita) allarga le braccia per annunciare che «il calcio non è un malato che si salva con un'aspirina».

Gigi Furini