«Rifacciamo la Torre, ma moderna»
PAVIA. «Costruiamo una nuova Torre civica moderna in Piazza Duomo». A lanciare la proposta è stato Marco Bosi, presidente dell'Ordine degli Architetti della provincia, a 'Socrate al Caffè", affollatissima conversazione nº 20 domenica mattina da Vigoni in Strada Nuova. Bosi propone un concorso internazionale di idee, eventualmente ad inviti, chiamato 'Concorso dell'esperienza" per progettare «un nuovo simbolo culturale della città»: «un'architettura, un volume, che non distrugga il moncone della vecchia Torre, ma li valorizzi e li renda visibili ai cittadini e ai turisti»; una Torre che diventi anche «un punto panoramico sulla città, sul fiume, sul territorio». L'Ordine degli Architetti è pronto a scendere dalle parole ai fatti.
«Siamo disponibili a redigere tecnicamente noi il bando - cosi conclude il presidente Bosi - se può servire».
Il primo commento del sindaco Andrea Albergatiè positivo: «Quella proposta dall'Ordine degli Architetti - dice è un'idea nuova, la svolta in un dibattito ormai esaurito». «A quindici anni dal crollo - continua il primo cittadino che è intervenuto a 'Socrate al Caffè", ma ha parlato solo al termine - sono da salutare con favore le proposte avanzate, che movimentano una discussione ormai ridotta alla polverosa diatriba 'si o no alla Torre civica ricostruita com'era e dov'era". Ho apprezzato l'impostazione metodologica data e l'offerta di collaborazione concreta per passare dalle parole ai fatti. Il concorso internazionale di idee è un'idea forte».
La conversazione di 'Socrate al Caffè" era cominciata con gli interventi del presidente Bosi (che riproduce egli stesso nell'articolo nella pagina), di Mario Mocchi e del responsabile della commissione cultura dell'Ordine degli Architetti Luca Micotti. Emblematico il commento del filosofo Salvatore Veca, nell'abituale veste di 'direttore scientifico", alle loro parole: «Benissimo, qui si sono definiti ragioni e argomenti per fare qualcosa. E' stata una discussione, vedo, assai produttiva. A questo punto, non resta che scoprire le carte».
«Ritengo necessario - ha detto l'architetto Mario Mocchi- ricostruire la Torre 'dov'era". Per alcune buone ragioni. La prima. Quello che stupisce, guardando il Duomo, è la grande mole del tamburo, la cui altezza era misurata dalla torre. Tolta la Torre non c'è più quella misura, quel rapporto: il Duomo appare ora sproporzionato. La ricostruzione di quel volume ridarebbe equilibrio all'impianto architettonico di cui la torre era parte. Seconda ragione. Tutte le chiese di Pavia si inseriscono perfettamente nell'isolato, nella cortina edilizia: il tessuto urbano non è distrutto ma è valorizzato dalla presenza della chiesa e in generale dei monumenti. Anche il Duomo occupa un intero isolato, ma ora questo non si legge da quando sono andati distrutti gli spigoli in seguito al crollo della torre da una parte e alla demolizione della cortina edilizia negli anni trenta dall'altra. Alla perdita di forma dell'isolato corrisponde una perdita di forma della piazza. Terza ragione. A scala urbana il ruolo della Torre potrebbe essere quello di contribuire a ridare forza ad un luogo centrale, visto con il suo caratteristico profilo da un ampio intorno e dal quale, dalla sommità della torre, si potrebbe vedere il territorio circostante».
«Come rifarla, la Torre? - continua Mocchi - Un progetto moderno, perché inevitabilmente visto con i nostri occhi, costruito con i nostri mezzi tecnici, con le nostra maestranze. Ma che deve confrontarsi con l'architettura del passato».
«Il problema oggi - ha detto Luca Micotti- è come rendere più accogliente e abitabile piazza Duomo. Partiamo da una domanda: perchè si sta più volentieri fra i portici e le botteghe di piazza Grande che in piazza Duomo? I colpevoli sono i due vuoti a destra e a sinistra del Duomo e la facciata nuda? Oppure la verità è più profonda, che piazza Duomo non è una vera piazza ma un piazzale? Galeotta fu la storia: città come Milano, Firenze e Voghera hanno aperto un grande spazio attorno alle loro cattedrali. Invece, Pavia medioevale nno ha fatto tempo a modificarsi in questa prospettiva rinascimentale. E' una sua caratteristica, non un minor valore. Certo, possiamo trasformare piazza Duomo. Come dice Paolo De Benedetti, siamo qui per continuare la Creazione! Ma io non ho ricette. Se lo sapessi al volo, disconoscerei il tempo e il pensiero del progetto». Micotti fissa «tre paletti»: «Primo: tutta la città ha pari dignità, nno c'è centro o periferia che tenga. Secondo: esprimiamoci serenamente con il linguaggio d'oggi. Terzo: è di buon senso ricorrere al concorso di architettura».