Accuse più gravi per Geronzi

ROMA. Rischia di aggravarsi la posizione giudiziaria del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, già indagato per bancarotta preferenziale nel quadro dell'inchiesta Cirio. I magistrati della procura di Roma che indagano sul crac del gruppo agrolimentare sono pronti a contestargli un diverso e più grave reato, quello di concorso in bancarotta distrattiva.
L'ipotesi di reato all'esame dei Pm romani è la stessa già contestata all'ex patron della Cirio Sergio Cragnotti e si basa su una serie di elementi investigativi che hanno portato chi indaga a ritenere che la Banca di Roma debba considerarsi «socio occulto» del gruppo Cirio. Geronzi, secondo gli inquirenti, non avrebbe soltanto avuto rimborsi preferenziali. Di fatto avrebbe partecipato attivamente alle attività distrattive messe in atto da Cragnotti ai danni del gruppo: tramite operazioni finanziarie come Eurolat e Bombril, e poi tramite l'emissione dei bond Cirio e l'acquisizione, da parte del gruppo, di azioni dell'istituto di credito guidato da Geronzi.
In mano ai magistrati capitolini che oggi incontreranno i colleghi milanesi impegnati sul fronte Parmalat c'è un nuovo dettagliato rapporto consegnato dalla Guardia di Finanza e relativo ai finanziamenti emessi da Banca di Roma. Ma ci sono anche le dichiarazioni messe a verbale dall'ex direttore finaziario di Parmalat, Fausto Tonna. Verbali in cui Tonna afferma che le banche italiane ed estere sapevano già dal 1994 che i conti dell'azienda non tornavano. E che anche Geronzi conosceva lo stato di default permamente della Parmalat.
Secondo i magistrati, nonostante questa consapevolezza nell'estate del 2002 vi furono pesantissime pressioni dei vertici di Banca di Roma affinchè il gruppo di Collecchio guidato da Callisto Tanzi acquistasse la Cirio. La Cirio, però, a quel punto era già ad un passo dal fallimento avvenuto poi a novembre. Le casse del gruppo erano già state svuotate con una serie di operazioni che non si configurano soltanto come un rimborso previlegiato alla Banca di Roma ai danni di alcuni creditori, ma di una condotta (messa in atto dallo stesso istituto bancario) volta a danneggiare la Cirio ed aggravarne il dissesto agevolando e concordando il passaggio di ingenti somme di denaro ad altre società del gruppo Cragnotti. Prima fra tutte la Cragnotti and partners.
Più in generale, il conflitto di interessi per le banche che finanziarono Cirio, ritiene la procura, era evidente ed è stato sottaciuto. Nelle carte c'è un corposo capitolo dedicato alla «reale destinazione delle somme raccolte con i prestiti obbligazionari e solo apparentemente destinate - si legge - a finanziare i pubblicizzati progetti di sviluppo idustriale del gruppo Cirio». Vi fu «un evidente abuso delle relazioni di prestazioni d'opera», scrivono i Pm che presto interrogheranno Geronzi.(n.a.)