Gioca le sorti del Paese sul mercato elettorale


La destra spagnola e quella francese hanno perso le elezioni. Entrambe hanno subito riconosciuto la legittimità del voto e la fisiologia del cambio politico e di governo, sia pure per loro doloroso.
In Germania i socialdemocratici affrontano crolli di consenso senza precedenti ma neanche si sognano di rinunciare all'obiettivo della stabilità economica che pure può loro costare il potere. Non cosi da noi: la storia ufficiale di Forza Italia racconta che Berlusconi perse nel '96 non per volontà popolare ma per «golpe giudiziario e brogli». E oggi, con la concreta prospettiva di una sconfitta del centro destra a giugno, Berlusconi batte l'Italia giurando che «non è possibile». Non deleteria o inutile. Il premier di una delle democrazie europee, la nostra, giudica «non possibile» una vittoria elettorale altrui. Dalle sue parole emerge un'idea della alternanza di governo come esproprio di un bene detenuto. Non sono solo parole, sono già azioni.
Berlusconi fa e farà di tutto per non perdere ciò che ritiene suo, travolgendo ogni cosa. La sostanza dell'unità nazionale è già stata intaccata. Pur di non perdere la dote elettorale della Lega un delirio di inefficienza costosa è stato approvato sotto il nome ingannevole di federalismo. Il fatto che a questo mito abbia pagato pedaggio a suo tempo anche il centro sinistra non addolcisce la realtà della scelta di dividere l'Italia in piccole, rissose, poco competitive «patrie» con annesse lobby e burocrazie. Ora sta per essere travolto il vincolo europeo. L'ordine di Berlusconi è di abbassare le tasse, a costo di portare il deficit ben oltre il 3 per cento annuo, anche a costo della bancarotta finanziaria. Per questa strada si vincono le elezioni e su questa china quindi condurrà il paese. L'impeto è tale che Berlusconi travolge sistematicamente l'evidenza vantando risultati economici che non ci sono e il buon senso proponendo di far aumentare il Pil lavorando tutti qualche giorno in più. Se davvero 28 milioni di italiani, come dice il premier, già pagano meno tasse, perchè l'assalto urgente alle aliquote Irpef? Se tutto va più o meno bene, perché la cancellazione di qualche festività? E a che serve produrre di più se i nostri prodotti non si vendono perchè troppo costosi o poco innovativi?
Ma niente e nessuno può fermare la rincorsa al voto. L'integrità dello Stato e quella dell'economia sono variabili minori. L'imbarazzo e la resistenza degli alleati ha raggiunto livelli impensabili, ieri è stata An a sintetizzare cosi: «Meno tasse ai ricchi e più lavoro ai poveri, mai finchè ci saremo noi». Ma saranno convinti, per amore o per forza. Ogni porta verrà sfondata, ogni cosa comune piegata all'obiettivo di impedire la sconfitta privata. Berlusconi sta facendo quel che nessuna altra destra o sinistra europea fa: giocarsi e vendersi il paese sul mercato elettorale. E in questo strano paese più d'uno dall'opposizione tenta di suo di perdere le elezioni: dal prossimo corteo saranno cacciati Prodi che ritirerebbe le truppe ma le rimanderebbe in Iraq sotto mandato Onu e Zapatero che raddoppia il contingente spagnolo in Afghanistan?

Mino Fuccillo