Marocchino suicida con un'auto bomba
BRESCIA.Un suicidio «eclatante», anche se le reali motivazioni sono ancora tutte da verificare. E' questa l'ipotesi verso cui maggiormente propendono gli investigatori della Digos e della squadra mobile della Questura di Brescia, impegnati nelle indagini sulla fine dell'immigrato marocchino Mostafà Chaouki, morto carbonizzato all'interno della propria auto domenica sera intorno alle 22: la Fiat Tempra, su cui erano state caricate quattro bombole del gas, trovate poi con le valvole aperte, ha preso fuoco nel McDrive, il percorso riservato, nei McDonald's, a chi acquista i prodotti senza scendere dall'auto. Molti gli elementi che portano la Procura e gli investigatori alla convinzione che si tratti di un suicidio. Tra questi, particolare rilevanza viene data al biglietto lasciato dall'immigrato marocchino nella cassetta delle lettere di un suo fratello, a Rovato. Un saluto, una sorta di testamento in cui chiede di «chiamare Mario», la persona sul cui terreno, a Concesio, nell'hinterland bresciano, si trova la roulotte in cui da qualche tempo viveva Chaouki, che svolgeva anche la mansione di guardiano di quel terreno. Mostafà ieri aveva inoltre chiamato un altro dei fratelli che vivono in provincia di Brescia, chiedendo di incontrarlo. «Non abbiamo avuto alcuna sensazione che potesse compiere un gesto simile - ha detto uno dei fratelli di Mostafà, Abderrazek - altrimenti avremmo chiamato la polizia, avremmo fatto qualcosa». Nella morte di Mostafà sembrano aver recitato un ruolo fondamentale la depressione e la solitudine in cui era caduto da qualche tempo. A spingerlo verso questo stato d'animo, sempre secondo quanto spiegato il fratello, che ha parlato con i cronisti nel Centro Culturale Islamico di Brescia, sarebbero state sia la separazione dei genitori che la propria dalla moglie. Avrebbe voluto tornare in Marocco, anche perchè il lavoro di autotrasportatore nel settore del latte, con orari durissimi, sembrava pesagli sempre di più. E proprio a causa del lavoro, aveva detto al fratello di non poter partecipare alla cerimonia della fine del Ramadam tenutasi a fine autunno al teatro Tenda di Brescia. Una cerimonia, che come accade ogni anno aveva richiamato migliaia di persone. Tutto qui? Sembra. A fronte di quelle che paiono essere le cause del suicidio, la depressione e la solitudine, fino a questo momento non sono emersi legami di Mostafà con realtà riconducibili all'estremismo islamico. Nessun fanatismo. Anzi, di recente, secondo quanto ha spiegato Abderrazak Chaouki, Mostafà sembrava essersi allontanato dalla religione e «non frequentava più il centro di preghiera a Castrezzato». Ma gli inquirenti vanno con i piedi di piombo. Il modo con il quale l'uomo è morto, soprattutto il luogo scelto per il suicidio lasciano aperta la porta al dubbio. E il procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, in ogni caso non sembra voler ridimensionare la portata di quanto accaduto domenica sera al McDonald's di via Genova. «Il quadro è di quelli che stanno preoccupando il mondo intero» ha commentato Tarquini. Parlando delle indagini, Tarquini ha aggiunto che «sono in corso tutti gli accertamenti». Questo farebbe pensare che non sono state definitivamente messe da parte anche altre ipotesi, a parte quella dell'incidente, che pare proprio da escludere: più che un kamikaze fai-da-te, tuttavia il gesto potrebbe essere quello di un uomo che, con una vita che ultimamente si trascinava in una roulotte, ha cercato un suicidio che lo mettesse sotto la luce dei riflettori.