Fassino: «L'Italia sta peggio di quanto dice il governo»

CERNOBBIO (Como).«L'Italia sta peggio di quanto dica Berlusconi». Piero Fassino, invitato sul lago di Como a un convegno della Confcommercio, attacca a testa bassa la politica economica del governo. Il segretario dei Ds non ha dubbi: «La situazione del Paese è più grave di quel che si dice, non mi stupirei se l'Italia fosse declassata dalle agenzie di rating. Siamo un Paese che rischia il declino, lo dice anche il presidente della Confcommercio, Billè».
«La crescita - spiega Fassino - è attorno allo zero, tanto che si può parlare di stagnazione. Non crescono le esportazioni, è cresciuta la pressione fiscale (perchè a quella nazionale si è aggiunta la fiscalità locale), c'è una minor capacità di spesa e di risparmio (una volta il nostro problema erano le famiglie 'povere", adesso sono quelle 'normali").
«E' troppo comodo - dice il segretario del maggior partito d'opposizione - dare la colpa all'11 settembre. Il Paese non cresce perchè l'inflazione avanza e i redditi si riducono. Del resto come potrebbero aumentare i consumi quando lo stipendio medio di un impiegato Fiat è attorno ai 950-1000 euro? Quando una lavoratrice del tessile, qui a Como, prende in media 759 euro».
Fassino beve un bicchier d'acqua e spiega la sua ricetta: «L'Italia ha bisogno di uno 'scatto", deve rilanciare la produzione e la crescita, ci vogliono nuove forme di ridistribuzione del reddito. Occorrono politiche di modernizzazione della burocrazia e delle infrastrutture, bisogna sostenere l'occupazione, servono politiche di sostegno per la ricerca e l'innovazione. E da questo punto di vista mi sembra che la riforma Moratti vada nella direzione opposta: come si fa a fare ricerca quando non si hanno i soldi per pagare i professori?».
Presentata la sua ricetta, il leader dei ds dice che «per raggiungere questi obiettivi bisogna superare la 'conflittualità permanente".
«Le colpe sono del governo - conclude - perche deve prendere atto che in tre anni la strategia economica perseguita non ha dato risultati. Un governo saggio dovrebbe aprire un grande confronto con l'opposizioni e con le parti sociali. Invece, di fronte a questo, Berlusconi fa affiggere manifesti elettorali per dire che la pressione fiscale è stata ridotta al 33%. Non è vero. In nessun Paese europeo, dicono le statistiche, la pressione fiscale è sotto il 38,5%».(g.f.)