Caso-Borra, processo sospeso
ZINASCO. Il processo col rito abbreviato nei confronti degli imprenditori di Zinasco Caterino e Angelino Borra per ora non si farà. Il giudice Cristina Mannocci, accogliendo l'istanza formulata dai difensori, gli avvocati Massimo Teti e Gianluigi Tizzoni, ha sospeso ogni attività, disponendo l'immediata trasmissione degli atti alla corte di Cassazione, affinchè si esprima sulla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge Cirami sul cosidetto «legittimo sospetto». A suggerire l'iniziativa la circostanza secondo cui uno degli attuali pubblici ministeri, Giulia Perrotti, fu per qualche anno giudice al tribunale civile.
La dottoressa Perrotti lavorò alla seconda sezione: quella in cui si verificano gli episodi di sottrazione di somme di denaro per almeno 35 milioni di euro ad opera della commercialista Carmen Gocini, tuttora in stato di detenzione per peculato ed appropriazione indebita. La coincidenza, secondo la difesa, potrebbe mettere a rischio la serenità di giudizio della magistratura milanese per cui sarebbe meglio affidare all'esame dei fatti ad una diversa sede giudiziaria. La dottoressa Taddei (l'altro pm) si era opposta all'accoglimento di questa tesi, facendo riferimento all'interesse delle parti civili costituite contro gli imputati ad avere un processo rapido. Già ieri mattina, con un corriere, il fascicolo è stato trasmesso a Roma, ma sarà piuttosto difficile che la suprema corte faccia conoscere la sua decisione prima del 19 aprile quando a tornare davanti al gup Mannocci sarà Lagocini, dopo la sospensione disposta per concedere i termini a difesa all'avvocato Tommaso Pisapia, il nuovo legale subentrato a quello che aveva fin qui assistito la professionista prima che gli venisse revocato il mandato. Teoricamente, se per quella data la Corte di Cassazione avesse respinto la questione sulla «legittima suspicione», le posizioni del Lagocini e dei fratelli Borrfa (questi ultimi due sono accusati di riciclaggio per avere ricevuto parte delle somme sottratte dalla professionista) potrebbero essere riunite per un unico processo. In caso di accoglimento dell'istanza invece il fascicolo dovrebbe finire nella competenza della magistratura bresciana. E la stessa sorte potrebbe toccare al procedimento che scaturirà dalle indagini tuttora in corso su un'altra tranche di fallimenti alterati con le medesime modalità. In questo supplemento d'inchiesta la procura sta cercando di accertare anche le motivazioni della detenzione da parte dei fratelli Borra di un ingente quantitativo di armi e munizioni sequestrate nelle pertinenze di Zinasco, Bressana Bottarone e Montebello della Battaglia. Per trasmettere gli atti alla Cassazione il Gup ha disposto anche la sospensione dei termini sulla carcerazione preventiva degli imputati che rimangono in carcere.
Annibale Carenzo