Condanna a 2 mesi per la coltellata al rivale calcistico

PAVIA. Provengono da due isole diverse, la Sicilia e la Sardegna. Tifano per squadre diverse. Quel pomeriggio avevano anche bevuto un po' troppo. Ce n'era a sufficienza per una lite. E infatti il 5 luglio 1998 Michele Dettori, 60 anni, origini sarde, diede una coltellata a Vincenzo Ingrassia, 42 anni, trapanese. Per quell'episodio Dettori è stato condannato a due mesi e 15 giorni di reclusione e al pagamento di 2.500 euro a titolo di risarcimento del danno subito. L'accoltellamento si verificò in un bar di viale Canton Ticino. Ingrassia fu colpito all'addome, ma la ferita non era idonea a ucciderlo. Tanto è vero che al suo aggressore vennero contestate le lesioni aggravate.
Secondo quanto ricostruito davanti al giudice unico monocratico, Michela Fenucci, il 5 luglio Dettori e Ingrassia si ritrovarono al bar. Tra i due già non correva buon sangue per la diversa provenienza regionale. Quel pomeriggio, oltretutto, iniziarono a discutere di calcio. Ingrassia pensò di liquidare l'interlocutore dicendogli «ma vattene aff... tu e quella squadra tua». Dettori gli si avvicinò e con gesto fulmineo gli diede una coltellata nella pancia. Tanto fulmineo che il ferito, più tardi, dirà: «Non ho sentito proprio niente, poi lui è scappato via, io mi sono alzato la maglietta e ho visto tutto quel sangue». La lama provoca una ferita di circa 3 centimetri. Ingrassia viene operato al San Matteo e, dopo l'intervento, non rivela il nome dell'aggressore: «Volevo prenderlo io e non la polizia». Alla fine, però, la giustizia fa il suo corso. Anzi, di più. Dettori (che era difeso dall'avvocato Lucio Foti) chiede scusa a Ingrassia e costui, cavallerescamente, replica: «Vieni qua che non ti faccio niente, la prossima volta che mi dai una coltellata avvertimi che ti lascio al cimitero». Nonostante lo scambio dialettico, resta l'accusa di lesioni aggravate. All'udienza dibattimentale il pubblico ministero, Maria Vittoria Paiano, chiede la condanna a 2 mesi. L'avvocato difensore invoca la legittima difesa come scusante di quel gesto ormai lontano nel tempo. Spiegazione che non convince il giudice. Segue la condanna a due mesi e 15 giorni di detenzione. (f.m.)