Lo scheletro di un rapito

CAGLIARI.A distanza di 25 anni, torna ad aleggiare in Sardegna il fantasma di uno dei sequestri più anomali e misteriosi, quello dell'imprenditore Benigno Brai, rapito il 19 settembre 1979 e mai tornato a casa. Sarà soltanto l'esame del Dna a dire se sono proprio i suoi, come ipotizza il quotidiano La nuova Sardegna, i resti di uno scheletro trovati lunedi a Capo Sperone, nei pressi di Sant'Antioco (Cagliari), da due pescatori dilettanti della zona: dapprima hanno notato il cranio sporgere da uno strato di argilla e poi, scavando, hanno recuperato tutte le ossa dello scheletro che è stato preso in consegna dai Carabinieri della Compagnia di Carbonia. Gli inquirenti, che mantengono il più stretto riserbo in attesa di conoscere l'esito degli esami, hanno proseguito per tutta la giornata di ieri le ricerche di eventuali altre tracce non consumate dal tempo. Il sostituto procuratore del Tribunale di Cagliari Giancarlo Moi, che coordina le indagini, ha disposto una serie di accertamenti medico-legali che verranno effettuati nell'Istituto di medicina legale del capoluogo, innanzi tutto per stabilire l'epoca del decesso. Dare un nome allo scheletro ritrovato, però, non sarà facile perchè in assenza di un tessuto organico della persona ipotizzata non si può fare un raffronto con il Dna delle ossa.