Pavia, comunque un passettino
PAVIA. Si doveva vincere. Sarebbe stato un mezzo miracolo. Poche recriminazioni, stavolta. Lo si sapeva già negli spogliatoi di Lumezzane, mentre si festeggiava la splendida affermazione esterna sui bresciani secondi in classifica. Senza Ferretti, Inacio e Rossini, artefici massimi della vittoria più gloriosa in questa stagione di poca gloria, quasi impossibile mettere sotto i regolaristi del Novara. Cosi ne è uscito il terzo 1-1 degli ultimi due anni, dopo il secco 2-0 subito dagli azzurri in terra piemontese. Un punticino non è da buttare. Avesse pareggiato almeno metà delle otto partite perse al Fortunati il Pavia... beh, i conti sapete farli anche voi. Anche se il gol di Gheller in apertura, con la difesa novarese di sasso sulla perfetta punizione-assist di Sciaccaluga, aveva un poco illuso. In fondo qualche credito il Pavia lo vanta.
Invece troppo presto si è aggiunto l'infortunio di Nordi, zoppicante per ottanta minuti e più. Soprattutto senza un'alternativa plausibile in panchina. Accontentiamoci. Anche se i risultati delle dirette concorrenti alla salvezza, stavolta, vanificano l'importanza di aver mosso la classifica per la seconda domenica consecutiva. A parte la sconfitta della Pro Patria ad Arezzo - preventivabile - sono brutti colpi i successi di Varese e Torres rispettivamente su Spal e Spezia. Facevamo tutti il tifo per il pareggio di Prato dove invece la Reggiana è andata a cogliere tre punti. Ragionate: è vero che il Pavia almeno ha raggiunto i toscani, ma la Reggiana ha fatto un salto importante, pure troppo. Meglio, molto meglio, quando due avversarie dirette, incontrandosi, fanno insieme il passettino. Bisogna andare a vincere a Busto Arsizio, insomma. E non è una richiesta folle. Il Pavia può e deve riallacciare il filo del discorso iniziato a Lumezzane e giocoforza interrotto con il Novara. Poca roba contro i piemontesi. Il Pavia che nei momenti migliori ha affrontato avversarie alla portata con la sindrome di Cassandra scritta in fronte, difficilmente con tanti problemi di formazione poteva «mettere là» il Novara. E il vantaggio lampo non ha certo invogliato gli azzurri al controllo territoriale. Difesa a quattro anche stavolta, con Todeschini che ha faticato a contenere Brizzi (non a caso l'azione del rigore del pareggio novarese è nata da un affondo sulla fascia destra) e con Stocco la cui posizione, per un tempo, è stata quella di difensore aggiunto su Palombo e non di playmaker arretrato. «Nick» è però emerso per maggior continuità nella ripresa, quando le due squadre hanno tirato i remi in barca, situazione per fortuna sempre più rara da quando una partita dispensa tre punti. Un Pavia spuntato con Zanardo e Gilardi nella posizione di esterni non poteva mettere pressione al Novara e in mezzo al campo si è vissuti sulle ispirazioni di Sciaccaluga, magari poca continuità, ma un tasso tecnico persino imbarazzante per molti suoi compagni. Il morale però è intatto. Torresani domenica ritroverà Ferretti. E forse sarebbe venuto pure il momento di far riposare Ambrosoni. E l'ennesima esclusione dall'undici iniziale di Gruttadauria? Poco comprensibile. «Grutta» in campo per pochi scampoli ha effettuato l'unico break di un terzino azzurro in tutti i novanti minuti, intercetto difensivo e ripartenza con palla portata nell'altra metà campo, baricentro della squadra innalzato e avversari costretti a ripiegare. Una delle situazioni base del calcio, dove essere scontati e prevedibili è solo tanta manna per gli avvesari.