A Baghdad un giorno senza terrore

BAGHDAD. C'è una calma inquietante in Iraq, nel primo anniversario dell'inizio dell'intervento anglo-americano, ricordato in tutto il mondo da milioni di dimostranti. Un portavoce militare ha confermato che guerriglieri hanno abbattuto ieri un elicottero, ma i due piloti sono sopravvissuti. Un marine è morto e altri due sono rimasti feriti a nord di Baghdad, ma forse si è trattato di un incidente.
Poi, a parte un attacco che ha ucciso un civile curdo a Mossul, l'Iraq, a un anno dall'inizio dei bombardamenti che in meno di un mese portarono al crollo del regime di Saddam Hussein, ha vissuto ieri uno dei giorni più tranquilli delle ultime settimane. Nella capitale, che porta ancora i segni delle tonnellate di bombe scaricate dagli americani e le ferite nuove degli attentati, la gente ha prestato poca attenzione all'anniversario. D'altronde, la guerra è un'esperienza quotidiana e la pace non è arrivata.
E' stato un sabato come un altro, di traffico, di pattugliamenti degli americani, di luce che va e viene, a riconferma di quanto ancora resti da fare nella ricostruzione. E la calma è una sorpresa in questa città, dove mercoledi sette civili sono morti in un violento attentato - contro un piccolo albergo del centro - che dalla potenza dell'esplosivo nell'autobomba avrebbe potuto fare molte più vittime.
Pacifisti negli Usa.«La liberazione dell'Iraq e' stata un bene per gli iracheni, un bene per l'America, un bene per il mondo», ha detto il presidente George W. Bush nel tradizionale intervento radiofonico del sabato. Nel primo anniversario della guerra il capo della Casa Bianca ha insistito soprattutto sulla ricaduta positiva sul Medio Oriente della rimozione di Saddam Hussein. Ma quella di ieri è stata anche la giornata dei pacifisti. I punti forti della protesta sono stati ancora una volta New York e San Francisco. Timori di incidenti alla base militare di Fort Bragg, in North Carolina, dove i pacifisti hanno sfilato non lontano dai cortei patriottici favorevoli alla guerra in Iraq. Organizzate da United for Peace and Justice (Ufpj), una Ong pacifista americana, le manifestazioni per chiedere la fine dell'occupazione Usa in Iraq sono state più di duecento.
La via dell'Onu.La diplomazia statunitense è all'opera per persuadere la Spagna a mantenere in Iraq il proprio contingente di 1.300 uomini: il segretario di Stato Colin Powell e i suoi collaboratori esplorano la via dell'Onu. L'idea è quella di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che assegni alle Nazioni Unite un ruolo nella democratizzazione del Paese occupato e dia un chiaro mandato a una forza multinazionale. Un'ipotesi per venire incontro alla Spagna sarebbe quella di creare in Iraq un doppio comando: uno statunitense, per le truppe americane, e uno delle Nazioni Unite, per le truppe della coalizione.
Iraq, attacco 'preventivo".L'attacco all'Iraq era già stato deciso immediatamente dopo il tragico 11 Settembre che cambiò la storia degli Stati Uniti. Già il 12 settembre, stupendo i presenti tra cui il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, uno dei falchi dell'Amministrazione Usa, suggeri una rappresaglia immediata degli Stati Uniti contro l'Iraq di Saddam Hussein. E lo suggeri nonostante con gli attacchi contro le Torri Gemelle e il Pentagono il rais di Baghdad non c'entrasse niente, e nonostante tutti gli occhi fossero puntati verso al Qaida, la multinazionale del terrore del miliardario saudita Osama bin Laden. A sostenerlo è l'ex responsabile dell'anti-terrorismo alla Casa Bianca, Richard Clarke, che ha scritto un libro sull' argomento.