«Droga o altro, lui non c'è più»

MILANO.Se l'accusa di doping ha ucciso il campione, la droga ha ammazzato l'uomo. Pantani se n'è andato il 14 febbraio ma il suo cuore si era fermato nel 1999 a Madonna di Campiglio. Quella fu la prima morte del Pirata. E poi per lui è stata solo una salita verso l'Inferno dove la vittoria non c'è.
Sportivi ed amici di Marco Pantani allargano le braccia e scuotono la testa. Il dolore della perdita del Pirata a causa della cocaina quasi li ammutolisce anche se non era una sopresa che sniffasse.
«Quello che conta non è il come e il perché della morte di Marco. Il dolore è nel fatto che Pantani non sarà qui con noi, alla partenza della Milano-Sanremo», dice con gli occhi lucidi Paolo Bettini, che a questo punto può vincere la classicissima. In un momento, dove la testa dovrebbe pensare solo alla gara, il ricordo del Pirata azzera tutto. Bettini vorrebbe pensare solo alla Cipressa, al Poggio, agli avversari e ai chilometri da scalare. E invece no! C'è che Marco non c'è più.
Anche Francesco Moser, che ai funerali ha pianto come un bambino, dice poche ma importanti parole: «Ho parlato con chi è esperto in tossicodipendenze, e mi ha detto che purtroppo in questi casi c'è poco da fare: per uscirne serve soprattutto fortuna. Perché non ci sono regole certe, né ricette: ognuno reagisce in modo diverso. Volevano portarlo in una comunità? Ma chissà come avrebbe reagito. Piuttosto mi auguro che chi gli era vicino abbia provato a fare qualche cosa per lui, prima. E comunque ora è da vedere se tutto sia stato scatenato da Madonna di Campiglio».
E adesso sono tutti li a piangere il Campione che invece di essere il "dopato", è finito per essere, con tanta tristezza per i suoi fans, il Pirata "drogato".
E Davide Cassani, amico fraterno di Pantani e una delle "voci" del ciclismo televisivo dice: «E' morto da più di un mese ma il pensiero che ho di lui non cambia. Non può cambiare per questo, per come è morto. E resta il fatto che alla Tirreno-Adriatico era come se ci fosse ancora, visti tutti gli striscioni e le scritte per lui sulle strade».
Gilberto Simoni, che due anni fa fu escluso dal Giro d'Italia per una positività alla cocaina poi risultata accidentale, fa una smorfia e abbassa lo sguardo: «E' un enorme dispiacere aver saputo che Marco è morto per questo. Dispiace che una vita si butti via cosi. La sua è stata una vita di grande soddisfazione», continua la maglia rosa del 2003, «epperò ha avuto bisogno di nascondersi nella droga. Marco non cambattuto...perché la vita tante volte è dura e cattiva, ma il bello è proprio li: nel combattere». (r.r.)