L'opera preziosa di Azzaretti
Egregio direttore,
la posa della prima pietra del nuovo Policlinico San Matteo che ha richiamato nel nostro capoluogo il Presidente del Consiglio On. Berlusconi, tre Ministri tra i più autorevoli della sua compagine, insieme alle più alte Autorità Regionali e Provinciali, ha portato Pavia e la sua struttura sanitaria alla ribalta nazionale.
Tale avvenimento ha sottolineato ancora una volta l'opera preziosa e indispensabile del dott. Giovanni Azzaretti, l'uomo che fortemente ha voluto il nuovo policlinico e che nel corso di tanti anni si è sempre impegnato per la promozione e lo sviluppo della nostra Provincia.
Definito sbrigativamente uomo della «Prima Repubblica» da parte di superficiali pseudo politici nostrani emersi ultimamente dalla cosiddetta «società civile», Azzaretti non solo ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, tutto il valore degli uomini che della prima repubblica provengono ma, sul piano dell'impegno civile, della volontà e delle capacità, ha ancora una volta messo all'angolo tutti quelli che parlavano a vanvera di superstiti di un'epoca ormai superata. «Uomo del fare!» l'hanno definito il Ministro Sirchia prima e il Presidente Berlusconi poi.
E particolarmente significativo della stima di cui gode il dott. Azzaretti è stato l'invito del Presidente del Consiglio affinchè l'uomo non si lasci tentare a tirare i remi in barca a causa dell'età.
E' un invito al quale anche noi, ci associamo augurandoci anche che l'entusiasmo posto nella realizzazione del progetto riguardante la nuova struttura sanitaria, si moltiplichi fino al farlo recedere dal proposito di non più occuparsi della vita politico-amministrativa della nostra zona.
Uomini come Giovanni Azzaretti continuano ad essere presiozi per la comunità in cui operano, cosi come ha ben sottolineato l'On. Berlusconi e quindi l'auspicio di tanti amici che in lui ripongono la loro fiducia è quello di rivederlo al più presto nel vivo della battaglia politica.
Luigi BassaneseConsigliere provinciale F.I. e un gruppo di amici
Studenti, a che serve
il sito per gli affitti?
Sono genitore di un ragazzo che frequenta l'Università a Pavia e sono venuto a conoscenza da mio figlio che, in questi giorni, l'Isu e l'Università hanno stanziato ben 22.000 euro per creare un sito informativo circa le offerte degli alloggi in città; tale servizio sarà affidato ad un'associazione studentesca. Sono molte le osservazioni che vorrei fare in proposito avendo affrontato personalmente le difficoltà di cercare casa per mio figlio.
In primo luogo, chi ha stanziato una cifra cosi consistente, non si è reso conto che sarà un servizio che non servirà a nulla? Inoltre quale aiuto può avere un ragazzo che cerca casa sapere tramite computer che a Pavia sono disponibili determinati alloggi? Quando mai potrà trovare casa a distanza? Quale proprietario è disponibile ad affittare un alloggio senza conoscere di persona il probabile inquilino? Chi può prenotare un alloggio senza vederlo? A queste osservazioni mi si obietterà che il servizio è solo informativo, ma allora era il caso di stanziare una cifra cosi consistente? Non posso non disapprovare tale gestione di soldi pubblici.
Lettera firmataGioia del Colle
Voghera, la maxi centrale
non farà risparmiare
Conoscendo le vicende amministrative dell'ultimo quadriennio il fatto di aver sottolineato alcuni controsensi della presidenza di Asm (Anselmi) e di sentirmi redarguito non dal capo ma dalla «strana squadra» (Mietta, Tacconi, Barbieri, Marchese, Dellagiovanna) quella parte della minoranza consiliare quasi sempre in sintonia con la giunta Torriani, non mi ha sorpreso.
La «strana squadra», cosi sono stati definiti, rispondendomi a mezzo stampa, ha trattato di alta ragioneria, aiutati anche dalle quotidiane lezioni Tv sui casi Parmalat e Cirio; mi hanno ricordato i meriti della «liberalizzazione» che ha favorito «... migliore qualità e minori costi dei servizi... come ampiamente dimostrato dall'esperienza», cosi sostengono i cinque ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani della squadra. E noi abbiamo pensato subito ai risparmi ottenuti sui biglietti ferroviari, dei bus, dei costi bancari, dei costi assicurativi, ecc. fino ai vantaggi sui costi della benzina e del pane: «Ammettiamolo, hanno ragione! La liberalizzazione è stata l'affare del secolo per i cittadini utenti italiani e non solo».
Peccato che il sottoscritto ad Anselmi ed a chi lo sostiene abbia sostanzialmente contestato che è falso sostenere che i vogheresi pagheranno meno l'energia elettrica grazie alla presenza della centrale di Torremenapace. Avevo posto questa semplice domanda: ci dicano costoro come, quando e quanto risparmieranno i vogheresi. Bastava quindi dire quali sono i tre numerini richiesti.
La verità è che tutti, Anselmi e la «strana squadra» non lo possono dire perchè le affermazioni fatte sono come le colpe attribuite all'Eta nella strage di Madrid: una bufala, l'avevo definita!
Se ci dicessero che dal 2005 a Voghera l'energia fornita alle industrie costerà il 20% in meno rispetto ai costi attuali dovremmo attenderci da subito - secondo quanto ci hanno raccontato i «maghi della finanza vogherese» - che truppe di aziende facciano a pugni per insediarsi a Voghera. Pubblicizzandolo da subito faremmo il pieno di industrie già a partire dal primo kilowattora prodotto a Torremenapace. Se ci dicessero poi che a partire dal 2007 (ma questi amministratori saranno tutti a casa) i vogheresi pagheranno il kilowattora il 30% in meno, sapremo che la presenza della centrale elettrica, pur non essendo Chernobyl, ci farà respirare qualche centinaio di tonnellate/anno di NOx in più ma la luce ci costerà molto meno. Ognuno poi valuterà se «il gioco valeva la candela».
Solo a questo, ragazzi, si chiedeva di rispondere.
Ma diamo alla città qualche altra informazione. Electrabel da un paio di mesi ha depositato il suo 80% di Voghera Energia nella società già costituita con l'Acea (l'Asm di Roma). Quel gruppo gestisce una decina di milioni di utenti domestici e diverse decine di migliaia di aziende.
Gli elettroni prodotti a Voghera correranno e si mischieranno negli stessi conduttori con quelli di Edison, Enel, Pinco Pallino ed Acea appunto. Quelli di Voghera Energia, diciamocelo, non si vedranno neanche; tant'è che dobbiamo attenderci che a breve le insegne locali vengano sostituite con quelle del grande gruppo Acea, come vuole il mercato.
E se cosi vanno le cose come possiamo pensare che un Anselmi o un Tacconi, Mietta, Barbieri, Marchese, Dellagiovanna (la strana squadra) possano influire a determinare i prezzi del kilowattora di Voghera; anche perchè riguarderebbe 15.000 utenti e 50 aziende, un niente rispetto ai milioni di utenti e alle centinaia di migliaia di aziende del gruppo Acea - Electrabel.
Sono certo però che gli strateghi nostrani nascondano più di un asso nella manica e sono in grado di smentirmi spudoratamente.
Sergio VitelliniVoghera
La democrazia può
sconfiggere i terroristi
Al congresso della Margherita che si è svolto lo scorso week-end a Rimini, c'eravamo anche noi giovani pavesi del partito. Questa lettera non vuol essere né un elogio per l'assise congressuale, né un'acclamazione al partito, ma semplicemente una pura testimonianza. Si, proprio cosi, una semplice testimonianza di come è stato da noi avvertito l'attentato che ha sconvolto una nazione, che ha gettato nel panico un continente, che ci ha fatto sentire tutti «spagnoli».
Quando all'apertura del congresso sul megaschermo passavano le immagini della tragedia di Madrid con in sottofondo l'inno spagnolo, un brivido ha corso lungo il corpo di noi giovani e nella commozione più sentita e profonda ci siamo chiesti, perché tutto questo?
Non si può spiegare, non si riesce a spiegare cosa provocavano quelle immagini, la rabbia che si provava, la delusione nell'aver constatato che la strategia scelta dai cosiddetti «pacificatori» è stata quella di una guerra preventiva, invece di adottare una politica di comunicazione e di mediazione.
La politica: ma come si fa a comunicare con persone integraliste, fanatiche, che vedono nel mondo occidentale un nemico da sconfiggere?
Dubbi, domande che potevano rimanere tali, ma ad un tratto, sul palco di Rimini appare il «professore», che con voce sottile ed emozionata dice: «Sappiamo che il terrorismo internazionale vuole seminare la paura, farci diventare prigionieri della paura, perché cosi non siamo più noi. La paura che genera non la giustizia, ma la vendetta che sceglie la guerra come risposta di sicurezza. Questo è quello che i terroristi vogliono. Se entriamo nel baratro della paura, diventiamo prigionieri del terrore di chi ne tira le fila. Il pericolo è diventare dei burattini in mano a burattinai. Per sconfiggere la paura c'è solo la politica e la democrazia, non c'è altro. E oggi per noi la politica è fare l'Europa fino in fondo con la sua costituzione che ci dà sicurezza e le sue istituzioni che ci danno anche la capacità di guardare lontano e di assumere il dolore di tutte le vittime».
Dopo aver sentito queste parole, la risposta l'abbiamo trovata; la politica non basta perché se non si è in un contesto di democrazia anche le più alte forme di politica solidale e comunitaria non servono a nulla.
La democrazia di comunicazione, la democrazia delle «diversità», la democrazia del confronto, valori che l'attuale governo ha perso di vista, perché democrazia è libertà.
I giovani de «La Margherita»Pavia