"L'età di Rubens" a Genova
GENOVA. E' uno dei fiori all'occhiello della programmazione di Genova 2004 Capitale europea della cultura: è la mostra 'L'Età di Rubens: dimore, committenti e collezionisti genovesi", vetrina dell'arte seicentesca di tutta Europa raccolta dai nobili dell'epoca, che Palazzo Ducale, Palazzo Spinola e Palazzo Rosso ospiteranno da domani all'11 luglio. Ieri è stata inaugurata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Resa possibile grazie al contributo della Fondazione Carige, sponsor unico dell'iniziativa, la mostra vuole dar conto della specificità del collezionismo seicentesco a Genova e del suo rilievo internazionale.
Quando Rubens arrivò per la prima volta a Genova, nel 1604, la città era al massimo della sua potenza economica e la classe di governo si trovava in una situazione di grande ascesa per merito degli investimenti condotti su diverse piazze finanziarie italiane ed europee. I banchieri, i finanzieri, i grandi mercanti si trovarono ad avere una grande quantità di risorse da investire e si alimentò cosi un ricco collezionismo artistico. In virtù del regime repubblicano, a Genova non si afferma un gusto ufficiale imposto dal sovrano. Questa libertà determina una singolare varietà di scelte, per lo più suggestionate dalla cultura figurativa delle aree geografiche in cui il collezionista impiegava i propri capitali e svolgeva i propri affari: Anversa per un ramo della famiglia Balbi, Milano e Venezia per un altro, Napoli per Marcantonio Doria, Milano e Firenze per suo fratello Gio. Carlo e altri. Genova nella prima metà del Seicento accoglie le opere di Frans Floris e di Rubens da Anversa, di Procaccini, Cerano e Morazzone da Milano, di Guido Reni e di Guercino da Bologna, di Tiziano, di Paris Bordon e del Veronese da Venezia (e perfino da Augsburg), di Caravaggio e di Ribera da Napoli. Ma accoglie anche gli artisti, chiamati a lavorare dai genovesi o attirati dalla loro disponibilità finanziaria: non solo Rubens e Van Dyck, ma anche Simon Vouet, Orazio Gentileschi, Giulio Cesare Procaccini, Justus Sustermans. Per la mostra sono state scelte una decina di quadrerie esemplari, ricostruite filologicamente sulla base dello studio degli inventari seicenteschi, che saranno presentate attraverso i principali capolavori, in modo che il visitatore possa rendersi conto, con il grande impatto visivo di decine di quadri appesi alle pareti, della magnificenza delle dimore visitate da Rubens. Nell'intento di ricostruire gli ambienti in cui le quadrerie erano ospitate, saranno esposti anche argenti e arazzi che peraltro costituivano un'alternativa abituale per gli investimenti artistici dei genovesi. Il nucleo espositivo fondamentale sarà ospitato al piano nobile di Palazzo Ducale con un allestimento curato dall'architetto Giovanni Tortelli. Due sezioni staccate sono previste infine in due dimore storiche della città divenute museo: presso la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, che conserva la quadreria di Ansaldo Pallavicino, e la Galleria di Palazzo Rosso che conserva la collezione Brignole-Sale. Tra le opere esposte è doveroso ricordare il capolavoro di Rubens conservato al museo di Colonia: la grande tela raffigurante Giunone e Argo. Tra le altre opere esposte anche la bella Brigida Spinola Doria della National Gallery di Washington o la grande Cena di Veronese conservata alla Galleria Sabauda di Torino, o il Venere e Adone di Annibale Carracci del Prado. Le sezioni della mostra sono in totale 12: Rubens a Genova, i Balbi (I ramo), Gio.Carlo e Marcantonio Doria, Gli argenti e gli arazzi, i Raggi, Pietro Maria Gentile, Gio. Vincenzo Imperiale, i Balbi (II ramo, cugini), Genovesi fuori Genova, Gio. Filippo Spinola, Agostino e Ansaldo Pallavicino (Galleria di Palazzo Spinola) e Gio. Francesco Brignole e Anton Giulio Brignole-Sale (Palazzo Rosso).